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La caduta dell'Impero Romano e le invasioni da parte di popolazioni che, in buona parte, non erano cristiane, segnò un regresso nel processo di evangelizzazione dell'Europa: il paganesimo tornò in auge in molti territori che erano stati soggetti a Roma.
L'Irlanda, che non era mai stata conquistata dai Romani (anche se nuovi ritrovamenti hanno aperto un timido dibattito sulla questione), si era convertita al Cristianesimo da San Patrizio, ed era presto divenuta terra di fede e di importanti monasteri. Proprio di qui partirono quei monaci che viaggiarono per l'Europa ad evangelizzare nuovamente i luoghi dove il paganesimo era tornato a convivere con la fede di Cristo.
San Colombano è considerato il più grande di questi santi, un uomo che, avrebbe detto Pio XI, "sfolgorò di tanta luce nella storia che la terra ancora di Esso si illumina". Fu anche grande studioso ed autore di notissimi trattati e regole monastiche. Nato nel Leinster tra il 525 e il 543, il Santo trascorse l'adolescenza studiando e, in un'età vicina ai vent'anni, maturò la vocazione religiosa. Il giovane entrò prima nella comunità di Cluan-Inis, poi nel monastero di Bangor, nell'Ulster; a quanto si afferma, qui fu ordinato sacerdote. Dopo anni di preghiera, vita monastica e studi, Colombano partì per l'Europa continentale insieme ad altri confratelli; approdato in Bretagna (si stima intorno al 590), si recò in Gallia Transalpina dove, preceduto dalla sua fama, trovò protezione presso i sovrani franchi. A San Colombano furono offerte tre aree dove fondare altrettanti luoghi di culto e di preghiera; le zone furono rese agibili dai monaci stessi attraverso un arduo lavoro di bonifica del territorio e dei boschi. Tuttavia, i contrasti sorti tra San Colombano e la dispotica Brunechilde, nonna del re Teodorico, causò l'allontanamento del Santo dai luoghi che aveva così duramente dissodato. II lungo viaggio di Colombano per la Gallia toccò varie località, e fu un vero trionfo per il Santo, sempre acclamato da ali di folla. Ritroviamo poi San Colombano in Germania e poi a Bregenz, in Austria. Di qui, nel 612, ripartì in vista del regno longobardo, lasciando il monastero di Bregenz nelle mani di San Gallo, altro famoso monaco evangelizzatore proveniente dall'Irlanda. Nel regno longobardo, oltre al paganesimo, era forte anche la setta cristiana ereticale degli Ariani. Re Agilulfo e la regina Teodolinda accolsero San Colombano e gli donarono un terreno per l'edificazione di un nuovo monastero, sicuri che la sua presenza nel loro territorio avrebbe portato a una distensione nei rapporti tra Cattolici ed Ariani. Attesta il Debattisti, illustre storico di Varzi: "Un certo Giocondo consigliò alla regina la località di Bobbio: durante il sopralluogo, Salì in ricognizione sul Monte Penice e, il 24 luglio del 614 d.C. donò a Colombano i terreni, delimitandone i confini, che comprendevano: l'alpicella Pennice (Monte Penice) e Petra de Gragio (Pregola), fino al Trebbia. La donazione fatta da Agilulfo e Teodolinda, va interpretata come un atto di ringraziamento a Colombano per il suo interessamento presso il Papa, affinché fosse riunito un sinodo (Sinodo dei tre capitoli) per favorire l'avvicinamento della corte longobarda alla sede apostolica. Sempre ne1614, in autunno, San Colombano giungerà nei territori avuti in dono, ma avrà solo il tempo di fondare il monastero perché il 23 novembre del 615 d.C., morirà all'età di 73 anni". Nel 622 Adaloaldo, figlio di Teodolinda, ribadirà donazione del Penice al monastero (e segnatamente all'abate Attala). II documento originale con cui Teodolinda donò l'"Alpicella di Monte Penice nei due versanti", non ci è pervenuto, ma la donazione è confermata da più testimonianze successive. Su un incontro tra San Colombano e Agilulfo è nata una leggenda, secondo cui il re dei Longobardi, non ancora convertito, invitò il Santo alla mensa reale il giorno di Venerdì Santo. Poi, per cercare di imbarazzare l'ospite, gli servì a tavola colombe allo spiedo. Ma il Santo, dopo essersi alzato ed aver recitato una preghiera, benedì la mensa reale. In un batter d'occhio i volatili si trasformarono in colombe di pasta dolce. Così, secondo la leggenda, è nata la famosa leccornia di Pasqua. BIBLIOGRAFIA Menconico e... Un percorso tra arte, storia, architettura, natura, leggenda e realtà Edito a cura della Pro Loco di Menconico pgg.63-64, anno 1999
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