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Pagina 2 di 3  Il poeta tesse le lodi della casata e Corrado gli predice che avrà modo di visitarla, e confermare - inchiodarsi nella testa dice Corrado - la cortese opinione che ha dei Marchesi. Altri Malaspina saranno citati nella Divina Commedia, non solo Corrado il vecchio, da cui il giovane vuole distinguersi, ma anche Moroello III (Inf. XXIV, 145) e Alagia del Fiesco, sua moglie. A Moroello è anche indirizzata la IV epistola dantesca, scritta nel 1307, nella quale il poeta narra che appena giunto sulle rive dell'Arno, gli era apparsa una donna, la quale, vincendo ogni sua resistenza, lo aveva completamente sottomesso alla propria signoria. E affinché Moroello comprendesse meglio la forza di questo amore, Dante univa alla lettera un componimento poetico su tale argomento. Si tratta della famosa "Montanina": il poeta affida alla canzone il compito di spiegare a Firenze, da cui è stato bandito, che catene più forti lo trattengono ormai fuori dalla patria. O montanina mia canzon, tu vai: Forse vedrai Fiorenza, la mia terra, Che fuor di sé mi serra, Vota d'amore e nuda di pietade; Se dentro v'entri, va' dicendo: "Omai Non vi può far lo mio fattor più guerra: Là ond'io vegno una catena il serra Tal che, se piega vostra crudeltate, Non ha di rotornar qui libertate". Va anche detto che i Malaspina di Toscana avevano svolto un ruolo importante nel recupero dei manoscritti danteschi. Se crediamo alla testimonianza del Boccaccio, pur contestata dagli studiosi, pare infatti che Dante avesse iniziato la redazione dell'Inferno prima dell'esilio. Cacciato da Firenze (1302), a cui non avrebbe più fatto ritorno, non avrebbe più recuperato i 7 canti forse scritti in precedenza senza l'intervento del Marchese Moroello, che, avutili da Dino Frescobaldi attraverso la moglie di Dante, li fece recapitare al poeta e soprattutto lo convinse a riprendere la redazione della Commedia. (Gli studiosi non concordano sull'ipotesi avanzata dal Boccaccio, secondo il quale esisterebbe una frattura stilistica fra il VII e l'VIII canto). In esilio, Dante compose le tre cantiche, ricche di riferimenti ai poeti provenzali. Viene citato, per esempio, Giraut de Borneilh, uno dei trovatori che frequentò la corte Malaspina.
Precisamente questa corte ospitava ogni anno poeti e giullari, che cantavano le virtù e la bellezza delle donne della famiglia. In passato anche un membro della casata divenne un valente trovatore: Alberto, corteggiatore dedito ad avventure galanti, protagonista di una tenzone con Raimbaut de Vaqueiras. Nello scambio, che è tra i più feroci e attesta della rivalità tra i due, non si risparmiano gli insulti. Laddove l'uno, Alberto, schernisce Raimbaut perché è stato lasciato dalla sua Dama, l'altro, per tutta risposta, lo definisce Marchese puttaniere, diseredato, sleale, del quale neppure i suoi guerrieri hanno rispetto. Ma il tema più frequentato è sempre l'amore, e come nella migliore tradizione cortese, il trovatore tesse le lodi della Dama della quale è innamorato. Agli inizi del 1200, Aimeric de Peguilhan, dopo tanto peregrinare fra la Catalogna e la Castiglia, si stabilì in Lombardia, e fu alla corte dei Malaspina che si innamorò di Maria, la sorella di Obizzino. Va' canzone mia, corri ad Oramala, da Maria lei sola sa donare ed elargire e onorar fatti valenti che muovon con tenzoni di pregio i più eccellenti. Donna, mercé e amore e tolleranza Vincan la vostra riluttanza E lo vostro ardir sia tale Che a me clemente siate Dacchè io son obbediente Franco e fedele e leale E buon amico cordiale Lo pregio vostro volentieri vanto Che buono e perfetto è alquanto. Con tanta bontà e saggezza Con tanta beltà e gaiezza Non manca a perfezione Che un sì alla mia passione.
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