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Diffusione del Cristianesimo: Teodolinda e San Colombano PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Carlo Marenzi   
lunedì 13 marzo 2006

La diffusione del Cristianesimo rappresentò una vera rivoluzione nel mondo allora conosciuto, e portò al tramonto le vecchie credenze pagane. Il processo di evangelizzazione, più rapido in alcune parti dell'Impero, risultò tuttavia lento in altre zone. Ad esempio: ai tempi di Sant'Ambrogio, quando Milano, capitale dell'Impero, era da considerarsi città cristiana, a Roma il paganesimo poteva ancora contare su parecchi proseliti.

Nelle campagne e in montagna, soprattutto in luoghi meno agevoli da raggiungere, fu difficile e lungo estirpare i culti politeisti; dopo la caduta dell'Impero Romano, un altro fattore bloccò il processo di evangelizzazione: la calata di nuove popolazioni che, in parte, conservavano le antiche credenze pagane. La più importante tra queste genti fu senza dubbio quella longobarda, che fondò un regno forte e stabile promuovendo a capitale Pavia. I Longobardi, di origine scandinava, erano divisi tra cristiani e pagani; a loro volta, i cristiani seguivano la fede cattolica o l'eresia ariana. Quest'ultima, inizialmente predominante tra i Longobardi, sosteneva che Gesù Cristo non condividesse la sostanza divina con Dio, ma fosse soltanto creatura umana, seppure eletta.

Un'energica lotta contro arianesimo e paganesimo fu condotta dalla regina Teodolinda, che governò a cavallo tra il VI e il VII secolo dopo Cristo; Teodolinda collaborò con il Pontefice Gregorio Magno in un'intensa campagna di evangelizzazione e di affermazione definitiva della fede cattolica tra i Longobardi. Con l'azione di questa regina si aprì un processo, che si sarebbe compiuto in senso pressochè definitivo con il regno di Liutprando, nella prima metà del secolo VIII dopo Cristo.

Sotto il regno di Teodolinda e del consorte Agilulfo giunse a Bobbio, dopo varie peregrinazioni in Europa, il monaco irlandese Colombano. Nel 614, i sovrani longobardi donarono al religioso un terreno a Bobbio per l'edificazione di un monastero. Da quel momento, Bobbio divenne un faro di evangelizzazione, oltre che un centro di grande influenza su una vasta zona circostante. Nel breve periodo che intercorse tra il suo arrivo a Bobbio e la sua scomparsa, San Colombano si sarebbe incontrato con Teodolinda sul Penice; qui, la regina avrebbe donato "l'alpicella" del Monte Penice "nei due versanti" al nuovo monastero (in questa donazione era compreso anche l'abitato di Menconico).

Si dice anche che fu lo stesso San Colombano a porre la prima pietra del Santuario del Monte Penice (in ogni caso, l'attuale edificio è stato completamente ricostruito dopo un crollo).

Dopo la scomparsa del monaco irlandese, il monastero accrebbe la propria influenza, anche se la sua opera di conversione non fu certo priva di ostacoli. Soprattutto nelle zone più impervie, il paganesimo si dimostro tutt'altro che scomparso, ed il processo che portò alla sua definitiva sconfitta fu lento e laborioso.

Intanto, oltre agli indubbi benefici in campo spirituale, il monastero portò vantaggi anche dal punto di vista materiale: i monaci contribuirono in senso decisivo alla valorizzazione delle potenzialità delle terre che soggiacevano alla loro influenza, e rilanciarono in modo capillare le coltivazioni. Con questa azione, il monastero creò una diffusa rete di piccole aziende agricole, date in gestione a singole famiglie.



 
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