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Le testimonianze di un altro omicidio consumato a San Pietro Casasco durante la guerra.
Uno degli episodi più tragici della storia di Menconico risale agli anni della Seconda Guerra Mondiale, precisamente due mesi prima della Liberazione. Capitava di assistere, specie nell'ultimo inverno del conflitto, al ricorso ideologico ad un generico antifascismo per giustificare azioni e regolamenti di conti che affondavano le loro radici in antichi, o più recenti, odi familiari o rivalità di paese. Lo sterminio di un'intera famiglia a San Pietro Casasco, nel febbraio 1945, da parte di un gruppo di partigiani dei dintorni è sicuramente un caso limite, ma non un episodio isolato, di un regolamento di conti per lungo tempo meditato ed atteso (e che sembrava trovare definite motivazioni in rancori personali e, forse anche nei vasti traffici, più o meno legali, del capofamiglia). Si tratta della strage della famiglia Lavezzari, cinque persone in tutto, avvenuta il 26 febbraio 1945 a San Pietro Casasco, ad opera di quattro partigiani locali della 87ª Brigata Crespi, guidati da Pasquale Draghi. Abitualmente l'episodio è sempre stato considerato, nelle varie ricostruzioni, come un'azione arbitraria e gratuita di un gruppo di irregolari (il cosiddetto "terzo fronte, vile, insidioso e sanguinario", di cui ha parlato Don Pasquale Stafforini) e, viceversa, come un esempio di inflessibile e rigorosa giustizia partigiana, con l'immediata fucilazione di tre dei responsabili. Nuove testimonianze aggiungono alla ricostruzione dell'episodio particolari inediti e ne suggeriscono una lettura più articolata, sicuramente riconducibile alla categoria della "guerra civile". Obiettivo della strage sarebbero stati il padre, Giovanni Lavezzari (assente quella sera) ed il figlio Bruno, responsabili agli occhi di Pasquale Draghi e di altri compaesani di "fare il doppio gioco". Bruno Lavezzari, tra l'altro, avrebbe tradito, nei primi mesi del '44, la fiducia di Draghi che gli chiedeva di essere messo in contatto con i partigiani, facendolo invece cadere nelle braccia del presidio repubblichino di Godiasco. I propositi di vendetta, alimentati anche dalle voci sui traffici e su certi comportamenti ambigui del Lavezzari e sugli atteggiamenti tenuti dal padre durante gli anni del regime, sarebbero, infine, sfociati nell'efferato eccidio, mirato ai componenti della famiglia, come dimostrerebbero la via di fuga consentita, nel bel mezzo della sparatoria, ai tre fratelli Morelli, Elsa, Angelo e Pino, presenti nell'abitazione - e di cui anche Carlo Lavezzari potè approfittare per salvarsi - e il rincrescimento espresso da Draghi per il ferimento di una sesta persona, Placido Masieri. BIBLIOGRAFIA Menconico e... Un percorso tra arte, storia, architettura, natura, leggenda e realtà Edito a cura della Pro Loco di Menconico pgg. 35-36, anno 1999
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