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Il crudele assassinio di Don Paolo Ghigini PDF E-mail
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Scritto da Carlo Marenzi   
Lunedì 13 Marzo 2006 12:34

Proprio i dossi attorno alla chiesa nel 1944 hanno assistito al crudele assassinio del parroco Don Paolo Ghigini

La morte di Don Paolo Ghigini, avvenuta il 26 Agosto 1944, è ancora ben viva nella memoria della comunità locale. Le vicende legate alla scomparsa del sacerdote sono ancora contrastanti; di seguito alcune testimonianze.

Alla vigilia della sua morte, in un caldo pomeriggio d'estate, un'anziana donna che si sorreggeva sul bastone, salì da Varzi alla sua canonica e, fingendo di chiedere l'elemosina, gli consegnò un foglietto. Lo stesso Don Paolo lo lesse ai pochi presenti all'accaduto: "Come ricevi questo scritto, ritirati immediatamente nell'episcopato di Bobbio perché la tua vita e in grave pericolo". A chi gli chiese chi lo avesse avvisato, Don Paolo rispose: "L'arciprete Alfredo Angeleri" anche se non ne era del tutto certo, per poi continuare: "Tutti paurosi, tutti vigliacchi, bisogna essere pronti anche a morire! I parenti mi aspettano, non posso deluderli".

II parroco faceva riferimento alla funzione di suffragio che il giorno seguente doveva celebrare nella chiesa di San Martino. All'alba del 26 agosto una donna di San Martino salì alla canonica di San Pietro, implorando Don Paolo di non scendere e, dal momento che il sacerdote non intendeva desistere dal suo proposito, lo pregò per l'ultima volta in ginocchio. È probabile che i due messaggi giungessero dalla stessa persona che era a conoscenza dell'agguato ideato contro Don Ghigini.

Terminata la funzione religiosa, mentre si sentivano gli spari ravvicinati dei rastrellamenti, Don Paolo non cedette alle pressioni dei fedeli che lo pregavano di non mettersi in viaggio e rispose: "Se questo è il giorno in cui devo morire, sarà fra la mia gente, il mio posto e là" ed indicò San Pietro.

Annibale Sclavi nel suo libro "Fuochi nell'Oltrepo" scrive che Don Paolo Ghigini fu trucidato dai fascisti, senza altri dettagli; altri insistono ancora oggi sulla comoda scappatoia tedesca, affermando che, durante il feroce rastrellamento del 26 agosto 1944, i tedeschi avevano scambiato l'anziano e corpulento sacerdote per un partigiano travestito, facendolo bersaglio di una raffica di mitraglia che
lo ferì ad un fianco.
Dopo il ferimento, invece di tentare subito la seconda raffica, come sarebbe nella logica bellica, l'avrebbero inseguito rabbiosi brandendo un pugnale per poi finirlo con questo.

Altri, omettendo la vera causa della morte, ossia le pugnalate alla testa, trovano più sbrigativo attribuire la morte ai proiettili della sola mitraglia. Immaginare i tedeschi servirsi di un pugnale per finire un uomo privo di armi: significa ridicolizzare un evento altamente drammatico nonché la tattica bellica tedesca.

Altre testimonianze affermano che una persona del posto, che con lo sguardo seguiva i frettolosi passi di Don Paolo, vide sbucare da un fossato, tuttora esistente, un gruppo di Varzesi che lei stessa riconobbe perché noti militanti nelle file fasciste. Puntuali all'agguato, c'erano dei tempi da rispettare ed erano quelli della fine della messa. Il robusto sacerdote, vistosi perduto, ingaggiò un corpo a corpo violentissimo, cercando di colpire i suoi aggressori col bastone, ma questo gli venne tolto di mano e calato sul suo corpo con una crudeltà inaudita.

Prima che il pugnale fascista ripetutamente conficcato nella sua testa spegnesse per sempre la sua voce, la persona teste oculare udì chiaramente l'ultima frase urlata dal sacerdote morente: "Assassini, vigliacchi fascisti di Varzi, vi conosco, vi conosco tutti".

Gli anziani di San Martino raccontarono che il 26 agosto si presentò in paese con i suoi uomini un comandante tedesco il quale, pensando che Don Paolo Ghigini fosse il parroco del posto, riferì in un italiano comprensibile: "Questa mattina abbiamo trovato un sacerdote agonizzante ferito a morte da vostri connazionali e l'abbiamo finito".

Don Paolo Ghigini era un coerente avversario del regime e mai aveva taciuto le sue opinioni contrarie. Per questo, le sue prese di posizione gli attirarono l'odio dei fascisti repubblichini della zona. Di lui si ricordano il coraggio, la liberalità delle idee e la forte coscienza della sua missione sacerdotale.

 

BIBLIOGRAFIA


Menconico e...
Un percorso tra arte, storia, architettura, natura, leggenda e realtà
Edito a cura della Pro Loco di Menconico
pgg.33-34, anno 1999

 

 

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