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Medassino, l'ultimo medhelanon PDF E-mail
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Scritto da ducario   
Lunedì 21 Luglio 2008 20:46
Il tribunale dell’Inquisizione si occupò con particolare zelo di talune località ed in particolare dell’alta Valle Staffora. Qui le tradizioni pagane ed idolatre erano particolarmente tenaci, ma non si richiamavano alle divinità del Pantheon romano, tanto è vero che mai si sono trovati simulacri degli "dei falsi e bugiardi". Erano caratterizzati, invece, da riferimenti al simbolismo celtico, quantomeno per la loro localizzazione nelle radure dei boschi.

Storicamente, la presenza celtica si è limitata alla bassa Valle Staffora, dove c’era la nazione dei Marici (che i Greci chiamavano Anamari) e non fu una permanenza di lunga durata; i Romani arrivarono già nel terzo secolo a.C. e conquistarono Casteggio, per realizzare un avamposto contro gli Insubri della Lombardia occidentale e porre una spina nel fianco ai Boi dell’Emilia, come ci assicurano circostanziate fonti storiche.
Suggeriamo, a chi non l’avesse ancora fatto, di visitare il museo archeologico di Casteggio, dove numerosi ed interessanti reperti documentano la vita dei nostri progenitori, ai tempi degli antichi Romani. Altrettanto meritevoli di attenzione, ma molto più limitati, sono i ritrovamenti relativi alla protostoria.
I Celti lasciarono rare tracce, in quanto erano poco propensi alle realizzazioni monumentali e perché la loro religione era più spirituale: raramente raffiguravano degli idoli. Erano molto legati ai simboli quali la pietra, la spada, la lancia e il calderone; non avevano templi e per i loro riti si ritrovavano nelle radure dei boschi.
Quando si affermò il cristianesimo, fu relativamente facile scalzare una religione fondata sulla narrazione fantastica, come quella greco-romana: nel momento in cui crollò il mito e gli idoli furono infranti, la fede nelle molteplici divinità perse ogni suo fondamento e non poté più reggersi. Una religione più immateriale, come quella dei Celti, fu in grado di resistere a ben altre avversità, perché legata a simboli, molto radicati tra la popolazione e difficili da estirpare. 
La lotta contro questi emblemi fu lunga e tenace. I Concilii del quarto secolo condannarono più volte il culto delle pietre, delle fonti e degli alberi; l’anatema fu ripetuto fino al settimo secolo, segno della persistenza dei culti, soprattutto lontano dalle città e nella parte alta delle valli. Ancora ai tempi dell’Inquisizione la questione non era del tutto chiusa, come sappiamo dalle cronache di Varzi e dobbiamo ritenere che localmente si conservarono a lungo delle tradizioni che affondavano le radici nella più remota antichità.

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