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Origine del reliquiario di San Giorgio di Varzi

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La prima notizia che possediamo sul prezioso reliquiario che contiene il braccio destro di San Giorgio risale al 1533, infatti su una piccola pergamena contenuta nello stesso è scritto "Anno MDXXXIII die XX Ianuarii fu costruito questo brazo di S. Zorso ".
Il Vescovo di Tortona, Mons. Vincenzo Capelli, nel 1880 faceva osservare che non si capiva con quale autorità il detto Braccio fosse stato aperto, attraverso i secoli, dal momento che dentro al reliquiario ci sono le seguenti altre tre iscrizioni:
Anno 1674 . 2 maggio Arc. Bruno ha fatto lustrare il Braccio;
Anno 1743 . 15 marzo fu lustrato dall'Arc. Mandrini;
Anno 1865 . 27 luglio fu lustrato dall'Arc. Boccalero.
Conseguentemente Mons. Capelli, senza per nulla dubitare che le reliquie fossero state manomesse, nella visita pastorale compiuta il 6 settembre 1880, curò che il reliquiario venisse nuovamente sigillato con "cera hispanica", segnato con il suo timbro e ordinando che nessuno potesse mai aprirlo senza l'autorità del Vescovo.
Con commissione assegnata all'artigiano Giuseppe Monti di Fino Mornasco (CO) che richiese per l'opera lire 70.000, l'attuale Braccio di San Giorgio è stato rifuso ex novo nel 1946 su suggerimento dell'Arc. Alfredo Angeleri per esprimere in qualche modo la gratitudine dei varzesi al Patrono per la protezione ricevuta durante il periodo bellico.
<omissis>
Il reliquiario, laminato in oro ed argento, tanto soddisfo Parroco e parrocchiani che al saldo diedero lire 5.357 come regalo all'artista.
Il Sig. Monti così scriveva all'Arciprete: "Io non ho parole atte per esprimere a Voi la mia gratitudine a riguardo. Di certo posso assicurarvi buon ricordo di tutti con la fiducia di trovarci sempre più bene in eventuali altre occasioni di lavoro". Pur di mostrando tanta gratitudine, il Monti finiva la sua lettera affermando quasi che anche quel regalo era stato guadagnato in quanto scriveva ancora: "Nel segnarvi il mio infelice conto, vi prego persuadervi che questo lavoro (solo materialmente giudicato da persona competente e leale) vale lire 100.000 anziché 70.000, quindi spero mi ricorderete in bene, come altrettanto farò io". Con queste parole finiva la descrizione del suo estratto conto, che si presentava anche abbastanza complicato <omissis>.
Tratto dalla rubrica Spigolature de “L’eco di San Germano – Bollettino della Parrocchia di Varzi Anno LIV – n. 4 Agosto 2011
 

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