L'assessorato alla Cultura e la Biblioteca Malaspina di Varzi hanno presentato l’opera prima, ma non ultima, del noto avvocato

Venerdì, 19 ottobre 2007
Biblioteca Comunale “Malaspina” di Varzi
(ore 21:00)
"...episodi buffi, particolari, umoristici o anche teneri e commoventi da me vissuti o a cui ho assistito in tanti anni di professione..."
Diciamolo subito: nelle pagine del libro, dell’Azzeccagarbugli, l’avvocato di manzoniana memoria, non c’è nulla. E non c’è neppure qualcosa di Perry Meson, il legale-detective che nelle arringhe davanti ai giudici scopre intrighi ed assassini. C’è, invece, la figura dell’avvocato, così come si proietta nell’immaginario popolare, cioè un archetipo, come avviene per le figure del medico, del sacerdote, dello sciamano.
E l’autore, l’ avvocato Giovanni Valmori, descrive gli episodi, gli aneddoti e le figure che popolano gli ambienti giudiziari con tratti rapidi ed essenziali, quasi si richiamasse ai ritratti di Mino Maccari, spesso raffiguranti ambienti e situazioni analoghi.
Insomma, l’avvocato tipo descritto nelle pagine di questo libro è un legale che, riparandoti con la sua toga, e quasi prendendoti per mano, ti aiuta ad affrontare il duro rigore della legge. Come nell’episodio in cui l’omicida sveglia all’alba Valmori per farsi condurre nella caserma dei Carabinieri, dove confesserà il delitto.
Le cronache giudiziarie percorse da Giovanni Valmori coprono quarant’anni di avvocatura - e sono anche un’importante faccia della storia di Voghera - e dei “fatti e fatterelli vissuti in tanti anni di frequentazione delle aule giudiziarie” di cui l’avvocato vogherese parla con partecipazione, ma anche con l’irrinunciabile distacco professionale.
Commento
Serata molto interessante caratterizzata da un pubblico culturalmente vivace e particolarmente attento.
Dopo l’intervento iniziale dell’assessore alla Cultura e la presentazione del libro, da parte dell’autore, si è passati ad un intelligente dibattito conclusivo, dove si sono toccati argomenti di grande attualità, come l’eccessivo garantismo della giustizia attuale e il mutamento delle abitudini criminose nella nostra zona, dagli anni settanta ad oggi.
Interessante anche il viaggio indietro nel tempo alla ricerca delle ragioni dell’eccidio di Cà de Monte, di cui fu accusato Pipòn di Varzi (tal Giuseppe Malaspina), la cui condanna a morte nel 1863 segnò una svolta epocale: fu, infatti, l’ultima forca del Regno d’Italia.
Carlo Marenzi


La “Via dei Malaspina” rappresenta una nuova opportunità di sviluppo turistico per la Valle Staffora, collegandola al resto della provincia di Pavia e alle province confinanti anche grazie alla Rete di Sentieri della Via del Mare. Oggi questo antichissimo itinerario della Via Francigena rivive grazie ad un progetto voluto dalla Provincia di Pavia e dalla Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese e cofinanziato dalla Regione Lombardia
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