No all’impianto di pirolisi a Retorbido

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Torti, Casarini, Giudice: no all’impianto di pirolisi a Retorbido

Nicoletta Torti, Andrea Casarini e Vincenzo Giudice spiegano le principali motivazioni ostative all'iter autorizzativo dell'impianto per il recupero degli pneumatici fuori uso.

Regione Lombardia ha stoppato per un mese l’iter autorizzativo dell’impianto di Retorbido per il recupero degli pneumatici fuori uso (PFU), attraverso pirolisi.
Tutto fermo fino al prossimo 7 settembre 2015. Certo, ci si sarebbe potuto aspettare una moratoria più lunga, ma questa eventualità avrebbe potuto esporre Regione Lombardia al rischio di possibili ricorsi al Tar. Insomma, si è voluto giocare sul sicuro evitando pericolosi contropiede.

La palla passa ora alla Provincia di Pavia che nei prossimi 30 giorni dovrà fornire chiarimenti sull’efficacia giuridica del Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) che al momento sarebbe stato approvato ma non ancora pubblicato.
Si tratta di uno snodo fondamentale in quanto il progettato impianto di Retorbido sarebbe incompatibile con le linee del nuovo Piano provinciale che non prevede la realizzazione di nuove strutture per il trattamento dei rifiuti in corridoi ecologici provinciali e nella relativa fascia di rispetto di 150 metri in corrispondenza di viabilità di interesse paesistico.

In attesa delle prossime tappe della vicenda, riassumiamo di seguito alcuni tra i più significativi motivi ostativi alla realizzazione dell’impianto di Retorbido

  1. Il progetto ha innanzitutto natura sperimentale, in quanto non ha uguali in Italia ed Europa, e ha subito diverse modifiche anche rispetto all’unico omologo, sito in Giappone all’interno di un’acciaieria, ovvero in un contesto ambientale già degradato. La società non ha alcuna esperienza in materia di gestione di questa tipologia di impianti. Difficile pensare che un impianto sperimentale possa trattare quotidianamente circa 100 tonnellate di PFU e che un management inesperto possa fronteggiare le situazioni di rischio, che puntualmente si verificano nel trattamento dei rifiuti. Nulla viene detto sull’impatto acustico dell’impianto, se non facendo riferimento a una formulazione quanto mai generica: “l’impianto non risulta particolarmente rumoroso”.
  2. Il gas prodotto dal processo di pirolisi degli pneumatici è una miscela estremamente complessa che non può essere del tutto purificata prima della sua combustione. Ciò si traduce nella produzione di numerosi composti, alcuni dei quali molto dannosi per la salute umana. Inoltre, non esiste alcun ritrovato tecnologico in grado di eliminare completamente dai fumi di combustione, molecole molto piccole ed estremamente pericolose per la salute quali le diossine e gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici ).
  3. Dal punto di vista dell’impatto ambientale la documentazione presentata dalla società IET è alquanto carente. I dati sugli inquinanti emessi, con evidenti ripercussioni sulla salute della popolazione, non sono supportati da certificati relativi a impianti analoghi (non ne esistono di simili), né da calcoli specifici comprovanti l’efficacia della tecnologia utilizzata (i dati sugli inquinanti e sulle emissioni sono stati condotti con sistema modellistico CALPUFF sviluppato dalla Sigma Research Corporation).
  4. La documentazione non fa cenno alla problematica del bioaccumulo (processo attraverso cui sostanze tossiche persistenti, si accumulano all’interno di un organismo in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante) e quindi alle ripercussioni sul medio-lungo termine a livello di salute e ambiente.
  5. L’impianto prevede l’utilizzo di filtri a carbone attivo che è una peculiarità degli inceneritori. Non a caso il D.lgs 133/2005 in materia di incenerimento di rifiuti (Gazzetta Ufficiale n 163 del 15 / 07 / 2005, supplemento ordinario n. 122), all’art. 2 comprende fra gli impianti di incenerimento :“qualsiasi unità o attrezzatura fissa o mobile destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento con o senza recupero di calore dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l’incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico quali la pirolisi e il processo al plasma”.
  6. L’area ex-Valdata, dove dovrebbe sorgere l’impianto, rientra in ambito RER (Corridoio Primario - Rete Ecologica Regionale ) con deliberazione n.8/10962 del 30/12/2009, al cui interno si prevede di evitare come criterio ordinario nuove trasformazioni. All’interno dell’area RER sono quindi da evitare le trasformazioni che possono compromettere le condizioni esistenti di naturalità e/o funzionalità ecosistemica (connettività ecologica, produzione di biomasse in habitat naturali).
  7. Il trattamento degli pneumatici a caldo, attraverso il processo di pirolisi, non è compatibile ai sensi del D.lgs 152/ 2006 “Norme in materia ambientale”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14/04/2006, supplemento ordinario n. 96.
  8. Gli impianti precedentemente esistenti, simili a quello che si vorrebbe avviare a Retorbido, sono stati tutti chiusi per insostenibilità economica o perché considerati pericolosi per la salute dei cittadini e dannosi per l’ambiente. Ricordiamo le esperienze di Verbania (chiuso nel 1999 per inquinamento ambientale) e Karlsruhe in Germania (ultimo a chiudere in ordine di tempo dopo uno spaventoso incendio). Inoltre, non vanno dimenticati i progetti avanzati ad Aosta (bocciato nel 2012 da un referendum popolare) e quello di Casalino, in provincia di Novara (bocciato dalla Regione Piemonte nel 2013 per rischi ambientali e sanitari).

Nicoletta Torti
Andrea Casarini
Vincenzo Giudice
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