Le lotte tra il Sanseverino e i Dal Verme terminarono solo con la morte del primo alla battaglia di Pavia nel 1525: da allora i Dal Verme rimasero padroni in contrastati del feudo.
Nel 1817 Zavattarello passò dalla Diocesi di Bobbio a quella di Tortona e nel 1923, con Bobbio, fu aggregato alla provincia di Piacenza. Le proteste, sfociate in una clamorosa "marcia su Bobbio" nel dicembre 1924, costrinsero le autorità a organizzare un plebiscito che nel 1925, decretò il ritorno del centro sotto Pavia, la famiglia Dal Verme nel 1975 dona al Comune di Zavattarello il castello, gravemente danneggiato da un incendio nel 1944.
Nel 1987 l'amministrazione comunale inizia il restauro conservativo della rocca.
Leggende: si narra che Zavattarello sia stato rifugio di disertori romani fuggiti dalla battaglia del Trebbia, vinta da Annibale nel 218 a.C; è stata ritrovata una necropoli romana a testimonianza della presenza di un villaggio in quel periodo, anche se vi sono altri reperti più antichi che testimoniano che la zona fosse già abitata in tempi più antichi.
Curiosità: viene chiamato “su di dentro”, perché vi si accede da Piazza Dal Verme attraversando un arco, sopra il quale si eleva la torre, un tempo più alta di quella attuale, da cui si controllavano gli accessi (prima linea d difesa dagli invasori);
il nome del paese Zavattarello deriva da “savatén”, cioè “ciabattino”, attività prevalente nell’antico borgo;
alcuni studiosi hanno ipotizzato che Ubertino possa essere l’innominato de “I promessi sposi” e che addirittura il castello a cui si fa riferimento Manzoni nel romanzo sia il castello di Zavattarello
Descrizione: il borgo è costituito da un nucleo centrale dominato dal castello, oggi è quasi completamente ristrutturato, con gli edifici in pietra; borgo medievale a 529 m s.l.m., un tempo completamente difeso, ancora oggi in parte circondato da mura, le quali avevano 24 passaggi, che a raggiera si addentravano nel bosco e giungevano direttamente al castello; il paese nuovo si sviluppa più sotto ed è tagliato dalla strada che collega la SS 412 della Valtidone e la SS 461 del Penice;
da Piazza Dal Verme si accede al borgo attraversando una via stretta e sinuosa, una volta la strada principale del paese, passando sotto una torre sovrastante un arco acuto in blocchi di arenaria, l’edificio era più alto, ma nel 1926 è stata abbattuta la parte superiore;
ancora oggi si può notare inalterato il “corpo di guardia”, un vano angusto destinato ad accogliere gli armigeri di guardia all’acceso della rocca;
poco più avanti si trova un edificio ristrutturato, un tempo sede delle carceri e il “vicolo dell’abate”, sulla destra, è uno degli scorci più interessanti del borgo;
proseguendo lungo la via si nota sulla sinistra, sopra il portale profilato di arenaria di un’antica casa, una formella in terracotta con raffigurata una “Madonna con Bambino” seicentesca; sull’architrave di questo portale è scolpita una croce, caratteristica delle architravi di porte e finestre di un edificio del XIII secolo, sorto al riparo del castello.
Attuale destinazione d’uso: è l’attuale centro cittadino, uso residenziale ed in parte commerciale
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