Castello di Celle di Varzi
Luogo: Celle di Varzi (frazione del comune di Varzi)
Accessibilità: le vestigia del castello sono raggiungibili in pochi minuti da Varzi attraverso la strada che porta alla frazione.
Storia: Come compare anche dagli atti del concilio di Aquisgrana dell’817, il legittimo signore di Celle era l'abate del monastero bobbiese di san Colombano; sul luogo sorgeva anche un cenobio, ossia un piccolo monastero dove i monaci potevano dedicarsi, oltre alle consuete preghiere, alle fatiche del lavoro agricolo. Il luogo di Celle appartenne all’ abbazia di Bobbio fino al 1132, anno in cui fu ceduto (forse poco volontariamente) al comune di Piacenza. Pochi anni più tardi, nel 1164, Obizzo Malaspina è investito della giurisdizione di Celle da Federico I. Questo castello aveva il compito di sorvegliare i crinali sulla val Curone, considerata da sempre focolaio di pericolosi dissidi, e infatti verso la fine del XII secolo il comune di Tortona si era impossessato temporaneamente del castello. Nel 1227 venne restituito ai Malaspina con la clausola di giuramento di fedeltà al Vescovo. Rimase dei Malaspina sino al 1512, quando i delitti commessi dai figli di Barnabò Malaspina ne causarono la confisca e la distruzione, con una bombarda portata da Tortona. Un Malaspina fu pubblicamente squartato in piazza, a Voghera. I ruderi sventrati del castello dominano tuttora il paese. Il torrione ha subito l'ultimo importante cedimento negli anni Cinquanta, a causa di una violenta bufera di vento.
Leggende: una curiosità legata al nome della famiglia Malaspina: una leggenda corsa lungo le rive dello staffora narra che il nome tragga origini antichissime, addirittura risalenti l’epoca del re di Roma Anco Marzio: un antenato della famiglia, vissuto appunto nell’antica Roma, tale Azzino, uccise con una spina il re dei Franchi Teodoberto che, svegliatosi di soprassalto e vedendo su di sé il suo assassino nell’atto di trafiggerlo , avrebbe gridato: “Ah, mala spina”. In realtà questa leggenda sottende il malcontento della popolazione che, per far circolare le merci nella valle Staffora, doveva pagare dazi particolarmente onerosi.
Descrizione: da un’interpretazione delle vestigia si possono effettuare alcune ipotesi della struttura originaria, anche se è molto difficile distinguere nuclei antichi da rifacimenti più moderni. Probabilmente il castello doveva avere una struttura a recinto con le mura che coronavano la collina e un torrione centrale, il cosiddetto mastio, a pianta regolare (circolare o rotonda).
Attualmente rimangono solo alcune rovine del castello in cima alla collina, che offre uno scorcio suggestivo sul paesaggio dell’oltrepo.
Bibliografia:
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“I Malaspina“ Guido Guagnini, editrice il Biscione – Milano
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