Di tutti questi luoghi di lavoro e di produzione artigianale pre-industriale rimane ben poco di fisico, di visibile, di accessibile, ma essi rammentano l’origine di una certa cultura locale legata a certe attività e prodotti che ancora oggi permane. Si ritrova ad esempio nella trasformazione di attività come quella del fabbro, molto diffusa sin dal medioevo, in quella di un più moderno insediamento industriale di trasformazione del metallo in lamiere, ma anche nella memoria degli abitanti di Varzi e nelle diverse attività artigianali che si trovano sul territorio, anche se in luoghi diversi, in più moderni capannoni e sfruttando energie diverse da quella del canale o del carbone di legna.
Descrizione: Il canale Lagozzo è un invaso artificiale in muratura di pietra e calce, scavato nel terreno; capta le acqua dal torrente Staffora attraverso una briglia nell’alveo stesso del torrente, a monte di Varzi nei pressi della località Casa Bariani. Il canale prosegue poi tra i campi con una pendenza minima e restando scoperto e visibile per un certo tratto, fino all’inizio dell’abitato di Varzi. In seguito viene convogliato in una condotta interrata mantenendosi ad una quota pressoché costante fino a livello delle odierne scuole elementari. Lungo questo tratto quasi orizzontale il Lagozzo sormonta altri due corsi d’acqua. Per questa parte la funzione del canale era essenzialmente volta all’irrigazione dei campi e degli orti, alla pulizia delle strade e al lavaggio dei panni. Nei pressi delle scuole, a collegamento con la scuola materna, vi è un camminamento ricavato sopra la condotta interrata che segnala chiaramente questa parte di percorso originale del Lagozzo. In corrispondenza delle scuole elementari ha inizio il principale salto d’acqua che poteva essere utilizzato per il movimento di ruote idrauliche. Difatti è in questo punto che venne costruito il primo mulino mosso dal Lagozzo nel periodo immediatamente successivo alla realizzazione del canale. Oggi in questo punto è presente un edificio di proprietà dell’ ENEL dove probabilmente era posizionata una delle primissime centraline idroelettriche di cui si hanno testimonianza in Italia; attivata tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900, veniva mossa dal Lagozzo e forniva energia elettrica a tutto il paese di Varzi. Proseguendo sotto le case il Lagozzo interrompe la sua cascata in un tratto pianeggiante corrispondente al Vicolo del Lagozzo. In questo punto il canale costeggiava il perimetro dell’originale borgo fortificato lambendo la torre di Porta Soprana; sino alla sua copertura alcuni decenni fa questo tratto veniva usato come lavatoio come testimoniato da alcune fotografie storiche. Immediatamente dopo l’antica porta la condotta riprende con un brusco salto d’acqua sfruttato storicamente da quattro ruote di mulino di cui una muoveva un mulino per la follatura della lana; questa attività trova testimonianza tra l’altro nel nome del sottostante Vicolo del Follo. In luogo degli antichi mulini si trova oggi l’edificio di un più recente mulino a cilindri, è però ancora visibile una macina in pietra conservata nell’antistante piazzale. Dopo quest’ultimo salto originariamente il Lagozzo si ricongiungeva al torrente Staffora, quando questo venne deviato per la costruzione della circonvallazione, il canale venne fatto proseguire sino a immettersi in un secondo condotto già esistente che muoveva il mulino e il maglio adiacenti la chiesa dei cappuccini. In questo tratto di congiunzione il Lagozzo movimentava alcune segherie e un pastificio dei primi anni del ‘900. Superando quindi il mulino e il maglio della pieve il canale veniva utilizzato per muovere un teleferica per il trasporto del materiale calcareo destinato alla fornace e cavato sulla sponda opposta dello Staffora.
Attuale destinazione d’uso: Il canale Lagozzo è quasi interamente interrato in tubazioni ed accoglie scarichi fognari e di acque meteoriche.
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Vicolo del lagozzo in una foto d'epoca

il vicolo oggi
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