Mulino Spalla

Denominazione: Esempio di archeologia industriale nell’oltrepò pavese incluso nell’itinerario della Via del Sale, che collegava Genova a Varzi.
Luogo: in prossimità della Frazione Riva
Accessibilità: raggiungibile attraverso sentieri sterrati a piedi.
Anno di realizzazione: è difficoltoso datarne con esattezza la costruzione (già accennato sul catasto teresiano nel secolo XIX)
Storia: i primi proprietari furono i Sacco di S. Sebastiano Curone. Verso il 1900 l’edificio fu ceduto alla famiglia Bertorelli ed in seguito a Pietro Rossi. L’ultimo proprietario fu Franco Rossi, operatore culturale presso l’università di Pavia; in un articolo de “La Provincia Pavese” dell’agosto 1991 dal titolo “Suggestiva storia di un mulino” si propone la cessione gratuita del mulino ad un ente pubblico purché venisse adibito a museo dell’arte contadina. Nel periodo della Resistenza fu un sicuro nascondiglio per i partigiani che vi hanno anche trovato pane per sfamarsi. Fu anche fonte di sostentamento per gli abitanti del Comune grazie alle riserve di farina generosamente offerte dal proprietario.
Leggende: «Si dice che il Mulino Spalla sia stato costruito sul torrente Aronchio, località accessibile solo dalle persone e dai muli, da un reduce della Campagna di Russia di Napoleone Bonaparte, il cui cognome era Rossi. Costui abitava a Ghiareto ed era diventato il patriarca di una famiglia di oltre 30 persone. Successivamente se ne perse traccia finché il mulino non venne portato in dote al marito Paolo Bertorelli di Collegio da una certa Maria Rebolini di S. Cristina, figlia di un mugnaio. In seguito la storia del mulino si intreccia di nuovo con una donna, Giuseppina Chiapparoli, abitante a S. Maria di Bobbio a voler fare la mugnaia[…]»
Descrizione: il complesso è costituito da più edifici tra loro adiacenti di pianta rettangolare. Gli edifici sono tutti realizzati in pietra e malta, ricoperta da intonaco. Esternamente una serie di beccatelli in pietra sostengono i correnti in aggetto del tetto, creando un motivo interessante. Sul lato destro dell’edificio vi è ancora la ruota in ferro ormai arrugginita. La pietra utilizzata per le mole proviene dalle Cave di Modane, scalpellate a mano da artigiani locali; la scalpellatura era ripetuta ogni due, tre mesi. In seguito i meccanismi in pietra furono sostituiti da ingranaggi in ferro, tuttora esistenti. Al piano terra uno spazio accoglie gli ingranaggi e la macina in ferro del mulino, mentre il primo piano era adibito a sala lavorazione e il piano secondo ad abitazione. A lato del mulino è presente un altro edificio, adibito probabilmente a stalla.
Attuale destinazione d’uso: attualmente in abbandono ma mantenuto attivo fino al 1952 per opera di Pietro Rossi. Gli ambienti che erano destinati a stalla ora sono utilizzati come legnaia.
Potenzialità: possibilità di reintegrazione all’interno di un sistema di percorsi che includano episodi di storia contadina.

Bibliografia di riferimento:
- Menconico e…, 1999

 


Neile vicinanze sono presenti anche: sentiero n°15; Chiesa parrocchiale di San Giorgo Pedalare