I sentieri della Libertà

Sulle tracce dei partigiani con in tasca il volume di Paolo Murialdi "La Traversata. Settembre 1943-Dicembre 1945" (Il Mulino, 2001), alla scoperta dei sentieri percorsi da tedeschi, fascisti e partigiani quando si riconquistava pezzo a pezzo la libertà.

Tutto ha inizio nel 1944, quando Murialdi entra in contatto con la rete antifascista genovese e viene coinvolto da Italo Pietra, detto “Edoardo”. Nel mese di luglio ’44 in un campo di meliga della cascina La Folgarina, sulla statale 35 di Casteggio, viene arruolato col nome di “Paolo”.

Nella “prima Voghera”, dove ha contatti con il CLN e ha inizio la clandestinità, riceve l’ordine di raggiungere Varzi, liberata dai partigiani. Il 26 settembre percorre la Voghera-Varzi in bicicletta e senza posti di blocco; a Bagnaria incontra i primi partigiani, ma il comando della divisione è a Pietragavina. In quei mesi conosce “Maino”, alias il conte Luchino dal Verme, comandante della brigata “Casotti”, di cui diventa il vicecomandante.

Le vicende descritte nel libro si svolgono, in particolare, nella zona di Torre degli Alberi: con improvvise spedizioni notturne sulla via Emilia e il rapimento dell’ing. Troppo, un gerarca nazista, e del rettore dell’Università degli Studi di Pavia, poi trasferiti a Zavattarello.

Nel frattempo, ottenuto l’importante incarico di capo di Stato maggiore del comando dell’Oltrepò, Murialdi rievoca le riunioni del CLN vogherese alla Costa di Fortunato, dove sono emersi forti contrasti militari e politici, che tuttavia vengono mediati fra i partiti sulla base di un comune e prioritario impegno: la lotta contro i tedeschi occupanti e i repubblichini.

Alcune delle pagine più forti sono dedicate al disumano rastrellamento affidato dai tedeschi ai Mongoli (i militari della Russia asiatica), le cui inaudite distruzioni e feroci violenze verso le donne, sembrano spezzare il legame fra mondo contadino e mondo partigiano. In realtà molti partigiani vengono salvati dalla rete di solidarietà delle famiglie del luogo che non li hanno abbandonati. Maino, Murialdi e due altri ribelli trovano rifugio in una tana in cui devono restare nascosti per 35 lunghissimi giorni, tra gennaio ed i primi di febbraio del 1945, uscendo solo di notte per tener vivo lo spirito della banda Casotti.

Con la primavera per il fronte alleato si avvicina la vittoria. Le bande partigiane sono rinforzate dai militari americani ed inglesi paracadutati in Oltrepò. Il 17 marzo i tedeschi sono costretti ad abbandonare il centro di Varzi. Tuttavia vengono registrati da parte di alcuni mongoli disertati e di qualche partigiano furti, soprusi ed episodi delittuosi, come la strage di San Pietro in Casasco, dove viene distrutta la famiglia Lavezzari di Zavattarello.

Al momento della Liberazione i partigiani scendono verso Voghera, raggiungono festanti Pavia e poi Milano. Ed è proprio un drappello di partigiani dell’Oltrepò, scelti dallo stesso Murialdi, che sale sul camioncino dell’Ovesticino diretto a Dongo, luogo dell’arresto e dell’esecuzione di Mussolini.

E così, fino all’agosto del 1945, Paolo Murialdi vive una “seconda Voghera”, quella dei tribunali speciali, del riconoscimento dei veri partigiani e della consegna delle armi, prima del trasferimento a Milano dove continua l’attività giornalistica. Il suo spirito si riaccende nel 1995, nella “terza Voghera”: quella della commemorazione del 25 aprile. A distanza di mezzo secolo il frutto della Resistenza è maturato nella Democrazia radicata nel nostro Paese. Forse non è proprio quella che Murialdi ed i suoi compagni avevano tanto sognato in quei mesi…, si tratta forse di una Democrazia incompiuta, ma è pur sempre Democrazia!



Cenni bio-bibliografici
Nato a Genova l’8 settembre 1919, Paolo Murialdi ha conseguito la laurea in Giurisprudenza, ma non ha mai esercito la professione di avvocato, avendo già iniziato durante gli studi universitari la collaborazione giornalistica come praticante a Il Secolo XIX . Nella successiva attività professionale, Murialdi è stato presidente del Sindacato unitario dei giornalisti (1974-1981), tesoriere della Federazione internazionale dei giornalisti (1986-1990) e consigliere di amministrazione della RAI (1993-1994). E’ stato uno dei principali artefici della “Legge di riforma dell’editoria”, che ha contribuito al risanamento del settore, al rinnovo tecnologico, alla difesa dell’occupazione e, soprattutto, a porre limiti alla concentrazione delle testate e a sviluppare il pluralismo dell’informazione. Giornalista, scrittore, storico del giornalismo, Murialdi si è dedicato all’insegnamento universitario ed ha pubblicato una fondamentale Storia del Giornalismo (Laterza, 1974). Nel 1976 ha fondato la rivista Problemi dell’Informazione. Tra i suoi lavori più importanti, oltre alle voci Giornali e Giornalismo sull’Enciclopedia Italiana, il volume Come si legge un giornale, edito nel 1975 sempre da Laterza. Nel libro di memorie intitolato La traversata. Estate 1943- Primavera 1945 (Il Mulino, 2001), ha raccontato la sua esperienza nella Resistenza, coinvolto da Italo Pietra, conosciuto durante le prime esperienze giornalistiche genovesi e poi collega, dopo la Liberazione, al Giorno, dove Murialdi era passato dal Corriere della sera. Incaricato di mediare tra le varie formazioni partigiane e di tenere i collegamenti con gli Alleati, fu lui a convincere i militari cecoslovacchi, alleati dei tedeschi, ad allearsi ai patrioti italiani. E’ deceduto dopo lunga malattia, all’età di 87 anni, a Milano il 12 giugno 2006, ma per sua volontà la scomparsa è stata annunciata a funerali avvenuti.




Paolo Murialdi