La battaglia dell'Aronchio

Uno degli eventi più drammatici che hanno fatto la storia della Resistenza in Oltrepò è la "notte dei quarantasette fuochi", che si è consumata nella Valle dell'Aronchio. Il primo vero scontro tra partigiani e fascisti avviene il 25 luglio 1944 ed ha per teatro il largo greto dei torrenti Staffora e Aronchio nel loro punto di confluenza. La presenza massiccia dei partigiani sulle colline dell'Oltrepò è diventata una seria minaccia per l'esercito tedesco, che sempre più spesso effettua rastrellamenti. I tre capisaldi delle postazioni tedesche sono Collegio, Casa Piazza e il Passo del Penice, punti strategici per i collegamenti e gli approvvigionamenti. Teatro della battaglia è Castano, sull'Aronchio, che vede una netta vittoria dei partigiani sui fascisti. A Castano aveva preso posizione un folto gruppo di Repubblichini e nazisti. I partigiani, appostati presso San Pietro Casasco iniziano l'attacco a mezzogiorno, impedendo con rapide e fulminee azioni ogni via di scampo ai nemici. La battaglia risulta vittoriosa, ma non priva di vittime. I partigiani di “Americano” e delle formazioni di “Giustizia e Libertà” combattono insieme sconfiggendo i fascisti che - mandati allo sbaraglio dai loro comandanti - subiscono dure perdite. Nel corso della battaglia, “Americano” viene ferito al braccio destro ma prosegue lo scontro impugnando il mitra con la mano sinistra: un gesto che accresce la fama ed il prestigio del comandante tra i suoi uomini e la popolazione. La battaglia del 25 luglio assume grande importanza soprattutto per la partecipazione contadina: donne e uomini forniscono un contributo fondamentale, non solo di aiuto e supporto ai partigiani ma anche di intervento armato (con i fucili da caccia) contro l’attacco nemico. Un segno importante di coinvolgimento e adesione delle popolazioni nei confronti della Resistenza che, di fatto, controlla ormai la montagna e l’alta collina. Dopo la battaglia di Castano i partigiani attendono la vendetta: questa non si fa attendere oltre un mese. Il 26 agosto da Varzi partono colonne di tedeschi pronti a tutto per aprirsi un varco sulla strada Varzi-Brallo, Varzi-Bobbio. Usano armi nuove e terrorizzanti. Tutti i paesi sono deserti, la popolazione ha abbandonato le case per rifugiarsi nei luoghi più sicuri: i tedeschi, al loro passaggio bruciano infatti case e fienili. Dopo due giorni di combattimento i tedeschi presidiano il Penice, mentre i partigiani questa volta sono costretti a ritirarsi. Una testimonianza di chi l’ha vissuto: "Era un sabato quel terribile 26 agosto 1944. Dopo la battaglia di Castano, tutti attendevano una vendetta, ma non così terribile: 5000 soldati in assetto di guerra. Fu un fuggi-fuggi generale con tutto il bestiame verso il Penice e valli vicine; solo pochi vecchi e invalidi restarono in paese e furono uccisi barbaramente. Anch'io fuggii al pomeriggio del 26 agosto a Ceci. A sera tardi raggiunsi il Penice insieme ad alcuni parrocchiani ed ebbi la spaventosa visione di settantasei fuochi di case e di portici incendiati dalla Sichereit che continuò per dieci giorni a saccheggiare case, bestiame e suppellettili". Questo fatidico giorno, 26 agosto 1944, ancora oggi viene ricordato da tutti con nitidezza impressionante. Per la sua atrocità rappresenta purtroppo uno degli eventi più importanti della Resistenza fra quelle montagne.