|
È raro trovare un luogo dove il Carnevale, da sempre monopolio dei maschi, era dominato dalle ragazze e, soprattutto, è raro trovare un luogo dove a carnevale, più che ballare, si cantava.
In verità, a Colleri, piccola frazione del comune di Brallo di Pregola, situata nella valle del torrente Avagnone, si cantava sempre, non solo durante le mascherate di carnevale. Per gli abitanti di questo paese, il canto era come il fumo per i fumatori. Difficile spiegare perché.
Nel periodo del trapianto e della monda del riso, tante erano le ragazze del Brallo che andavano al piano. La montagna era poverissima, e quei quattro soldi sarebbero serviti ad acquistare un nuovo paio di scarpe o un cappotto per l'inverno. E così, Maria, Andreina, Eva, Carla, Rina, Margherita e le altre partivano sui camion. Sarebbero tornate dopo quaranta giorni, ovviamente cantando, con pochi soldi in tasca e tante canzoni in testa. II patrimonio vocale conservatosi a Colleri non comprende però solo canti delle mondariso ma è frutto di una stratificazione avvenuta in epoche ed in modi differenti. Terra di transito, quella dei sentieri e delle mulattiere che attraversavano l'Appennino per arrivare al mare, e contemporaneamente terra ripiegata sull'interno, l'Oltrepò montano è da sempre luogo d'incontro di culture differenti ma anche luogo in cui è forte l'affermazione di un'identità culturale diversa, profondamente autonoma. In questo lembo di terra lombarda, così distante dalle metropoli della pianura e con quell'idioma che rammenta tanto la Liguria, si fondono alcuni dei più interessanti stili e repertori della vocalità del nord Italia: dal trallalero genovese alla tradizione del canto di risaia, dal canto polivocale appenninico al repertorio antico del canto narrativo. Se le mascherate carnevalesche erano interpretate quasi esclusivamente dalle ragazze che mettevano in scena alcuni dei più seducenti ed intriganti canti narrativi - dalla Cecilia a Ratto al ballo - i maschi si prendevano la rivincita a maggio quando, nella notte fra il 2 e il 3, andavano per le vie a cantare La Santa Croce: "L'è 'rivà la Santa Croce l'erba coi fiori l'erba coi fiori È venuta una brinata l'erba se n'è andata l'erba se n'è andata..." Poi, a Natale, tutto il paese si ritrovava in chiesa per cantare il Dormi che, tradizionalmente, veniva accompagnato dall'armonium e dal piffero di Giulitti, Angelo Tagliani. È stata Eva (1907-1989), moglie di Giulitti, a trasmetterci il patrimonio di canti più consistente e arcaico. Donna esile e apparentemente fragile, come tutti i grandi cantanti Eva possedeva un carattere forte ed una straordinaria sensibilità. Le sue ballate sono eccezionali documenti non solo per l'integrità dei testi - simili a quelle raccolte nell'Ottocento - ma anche per la padronanza dei modelli rigorosi della tradizione. Modelli che si ritrovano in tutta l'area europea della ballata, dalla Catalogna ai paesi scandinavi. Cosciente del suo molo di unica conservatrice di una tradizione preziosa, Eva Tagliani è stata una sorta di memoria storica di Colleri. BIBLIOGRAFIA Oltrepò, terra di tradizioni Suoni e danze sulla Via del Sale, a cura di Aurelio Citelli, pag. 43-44 Progetto: Terranostra, Associazione per l'Agriturismo e l'Ambiente |