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La leggenda sorse al tempo delle Crociate, influenzata da una falsa interpretazione di un'immagine, trovata a Costantinopoli, dove l'imperatore cristiano Costantino schiacciava col piede un drago, rappresentante il "nemico del genere umano".
Il mito narra che nella città di Silene in Libia esisteva un grande stagno, tale da nascondere un feroce drago, il quale si avvicinava alla città uccidendo col fiato chiunque incontrasse.
Per placare la sua ira, i poveri abitanti, indifesi, gli offrivano due pecore al giorno e, quando queste cominciarono a scarseggiare, continuarono ad offrire una pecora ed un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re. Il sovrano, terrorizzato, offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma il popolo si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane ragazza piangente venne avviata verso il grande stagno. Fu proprio in quella circostanza che passò il giovane cavaliere Giorgio che, informato dell'imminente sacrificio, tranquillizzò la principessina, promettendole il suo intervento per salvarla. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco dalle narici, Giorgio non si intimorì. Salì a cavallo e lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo cadere a terra. Poi disse alla giovane di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; una volta fatto ciò, il drago prese a seguirla docilmente come un cagnolino, verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma il cavaliere Giorgio li rassicurò dicendo loro di non avere paura perché Dio lo aveva mandato per liberarli dal drago. Se avessero abbracciato la fede in Cristo e ricevuto il Battesimo, lui avrebbe ucciso il mostro. Allora il re e la popolazione si convertirono senza esitazione ed il prode cavaliere mantenne la promessa.
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