La partenza è programmata per le 5:00 della mattina. Dobbiamo recuperare il tratto da Rovegno a Rezzoaglio, portando la tappa di oggi ad oltre 50 km.
Come sempre, il Viandante Robs, già con lo zaino in spalla, verso le 4:30 fa il giro delle stanze per svegliare tutti.
Il tempo ci assiste. Qualche raggio di sole. Il percorso di oggi è segnato, nella prima parte, da rombi gialli. Alle 10:00, dopo ben quattro ore e mezzo di cammino e dopo aver oltrepassato lo spartiacque tra Trebbia e Aveto dal Passo dell’Ertola, siamo a Rezzoaglio (mt. 700).
Il morale della truppa è buono ma le parole non si sprecano.
A Rezzoaglio, purtroppo, ci abbandona il Viandante Ale l’Orgionauta, forse a causa della notte del suo 36° compleanno trascorsa in camera con il Viandante Cesco da S. Alberto.
Inizia l’ultima tappa che ci porterà a Borzonasca. Giungeremo a Chiavari "per asfalto" per mancanza di sentieristica.
Adesso noi, fantastici quattro, prendiamo il famoso Sentiero Della Resistenza passando per luoghi meravigliosi, attraversando ruscelli, boschi e prati in fiore, giungendo dopo qualche ora nella frazione di Villa Cella dove incontriamo un simpatico signore, Giorgio Cella, conducente di muli in pensione, ora ristoratore con menù a base di lardo dietetico.
Ci racconta che, per mantenersi in forma, mangia 1 quintale di lardo all’anno! Ha 70 di colesterolo e la sua dieta stupisce tutti i medici. Ci rincuora con suoi aneddoti. Alla fine, il discorso si accentra sul percorso.
Il caro Giorgio ci racconta di un tizio che, per scommessa, ha portato una pietra di 200 Kg legata sulle spalle da Borzonasca a Villa Cella senza mai appoggiarla a terra, neanche per dare sfogo ai propri bisogni corporali solidi. In quel momento dal cielo giunge un fragore tremendo!
Ci fermiamo li’ quasi un’ora. Togliamo gli scarponi per far meglio riposare i piedi. Il Viandante Gianno buca una ciocca con ago e filo alla Viandante avv. Culet, e beve una bottiglia di rosso con il Viandante Cesco. Oggi il Viandante Robs ha deciso di non bere.
Ci rimettiamo in cammino dopo averne "slegati" un paio… ripromettendoci che avremmo fatto un pranzo in quel agriturismo per ricordare l’escursione.
Ricomincia a piovere. Copriamo gli zaini con il telo anti-pioggia. Ma dopo poco smette.
Il sentiero prosegue per luoghi bellissimi, boschi di conifere e latifoglie, moltissimi castagni da frutto (fino a cinquant’anni fa chiamati albero del pane per l’importanza ricoperta nell’alimentazione quotidiana degli abitanti di questi territori), verdissimi prati e naturalmente molti torrenti affluenti dell’Aveto rigonfi d’acqua.
Nell’oltrepassare uno di questi ultimi, il Viandante Robs dà prova di temerarietà e alta scuola circense, facendo un salto carpiato di circa tre metri, sfiorando più volte l’acqua con le ginocchia e la testa, riuscendo alla fine a bagnarsi soltanto una calza. Grande Robs!
Dopo le 17:00 comincia il delirio dell’ultimo tratto.
Il sentiero non è ben segnato. Erba alta più di un metro. Ortiche e rovi. Solo pallini rossi (a volte pure troppi!) che ci aiutano ad individuare la strada da fare.
Piedi in fiamme. Gambe di legno… ormai.
L’avvocato Culet si ferisce seriamente ad un dito della mano sinistra per colpa di un ramo di rovi "lanciatogli" dal Viandante Robs dai Cappuccini. Sangue dappertutto! Viene curata dal Viandante Cesco da S. Alberto che, ormai sazio di Km e di stupidate, era in preda a lamenti impronunciabili.
Il Viandante Gianno (detto, anche il Bonatti appenninico) non ascolta più nessuno. Sempre avanti a lottare con le vipere a colpi di macete, mentre il Viandante Robs attacca bottone con un villico, raccontandogli subito la storia dell’uomo a piedi con il sasso in spalla.
Il Viandante Robs non poteva certo immaginare che, con quel racconto, avrebbe lanciato una vera e proprio sfida. E infatti, l’anziano signore, dopo aver udito il racconto di Robs, non riesce a trattenersi… e racconta la vicenda di un tizio che acquistò una incudine di centoventi Kg nel paese più vicino, portandola a piedi sino a casa, camminando per circa due ore in salita. Un ultimo particolare: quest’uomo era anche mancante di un arto, … di una gamba!
Dal cielo un altro fragore tremendo!
Il Viandante Robs saluta l’anziano signore e, quasi di corsa, ci raggiunge per raccontarci il simpatico aneddoto.
Ancora un paio d’ore di cammino. Comincia la discesa. Cominciano i dolori al ginocchio per il Viandante Cesco e la Viandante Avv. Culet.
Ormai ognuno cammina per conto suo. Nessuno parla. Abbiamo soltanto voglia di arrivare.
Ridendo e scherzando (e con qualche lamento!), giungiamo alla meta dove ci attende il ns. amico, nonché magnifico ospite, Johnny Plus.
Ed ecco l’ordine d’arrivo:
I Viandanti Bonatti appenninico e Robs sono primi alla pari.
Segue il Viandante Cesco.
Chiude la truppa la Viandante avv. C.
Impresa compiuta!
Un bel culet a tutti!
La sera ed il mattino seguente: trionfo di pesci!