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Pagina 2 di 5 Dalla piazza del mercato di Varzi, ci si porta sul ponte asfaltato che conduce verso la Valle Curone e si rintracciano agevolmente, sulla sinistra del ponte stesso, i segnavia del CAI.
II sentiero costeggia lo Stàffora, sulla sua sponda orografica sinistra attraverso canneti e macchie di salici che sempre più spesso ospitano colonie di garzette. Lasciata Varzi alle nostre spalle, il sentiero abbandona il letto del torrente e inizia a salire più deciso attraverso una vegetazione selvaggia rotta qua e là dall'affiorare dei calanchi. II primo paese che incontriamo è Monteforte, incastonato tra i boschi di castagni e felci giganti. Da notare il fondo, a tratti sabbioso, della strada che tradisce le sue antiche origini marine. La salita è costante, ma non ripida e ci porta sulla strada asfaltata che da Varzi conduce a Castellaro. Inutile cercare tracce di antichi castelli, il nome deriva da castelliere, antico insediamento abitativo dei popoli liguri. Vi sono, però, deliziose case in pietra a vista, recuperate con particolare cura. A Castellaro è possibile mangiare e dormire, presso l'albergo Primula Bianca (0383-52160). Da qui ha inizio la salita al Monte Boglelio (1.492 m), in un ambiente naturale che via via diventa sempre più montano. Lasciati alle nostre spalle gli ultimi prati coltivati, al salire della quota incontriamo i primi boschi di castagno, un tempo amorevolmente curati, per il frutto e la foglia preziosa per il bestiame, i primi faggi, misti ai sorbi, ai maggiociondoli, ai carpini, alle betulle, alle rose di montagna dal rosso intenso. Un'ultima salita ci porta tra il verde fitto delle pinete; raggiungiamo un bivio, teniamo il sentiero dritto davanti a noi e ben presto sbuchiamo sui pascoli di vetta. Alla nostra sinistra una graziosa e comoda capanna in legno della Comunità Montana è disponibile sia per cucinare, sia per trascorrervi la notte, muniti di sacco a pelo. E' dotata di stufa, legna asciutta e soppalco per dormire, nonchè di comode panche e pietre per accendere il fuoco e cucinare all'aperto. Il sentiero prosegue lungo il crinale, in un ambiente tipicamente montano: ampi pascoli degradanti verso le faggete, distese erbose costellate di genziane, orchidee, bottondoro, anemoni dei boschi. Molti di questi fiori sono protetti e anche noi ci limiteremo a guardarli nel loro ambiente naturale, senza raccoglierli.
Dopo un lungo abbandono, questi pascoli sono stati recuperati e ora, durante i mesi estivi, sono utilizzati per l'allevamento semibrado del bestiame da carne. Non è difficile, quindi, incontrare le vacche al pascolo con i loro vitellini, ma e meglio non avvicinarle: sono delle mamme molto ansiose!
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