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Pagina 3 di 5 Proseguendo lungo il crinale, si giunge sul Monte Chiappo (1.699 m) che sovrasta l'abitato di Casale; qui passava l'antica strada che metteva in comunicazione Genova con la Lombardia e con la Francia e proprio qui, tra questi boschi, sorgeva un convento dedicato a S. Giacomo, di cui non restano che poche pietre sepolte dal bosco. Nella chiesa di Casale, però, sono ancora conservate una campanella d'argento e un trittico del 1585, raffigurante la Beata Vergine, S. Lorenzo e S. Giacomo. Sulla cima del Chiappo è stata, di recente, ripristinata una baita, posta proprio in vetta, all'arrivo della seggiovia che parte dal Pian del Poggio. Nella baita è possibile cenare e dormire nel silenzio sconfinato della vetta (tel. 0383-551827). Se invece vogliamo raggiungere con una ripida discesa Capanne di Cosola, possiamo pernottare nei diversi, piccoli ma confortevoli, alberghi del passo. Se non siamo troppo stanchi, all'imbrunire, rechiamoci un pò lontano dall'albergo e ascoltiamo, in perfetto silenzio, nell'anfiteatro dei monti: se siamo fortunati, il vento ci porterà il richiamo dei lupi, che iniziano la loro notte di caccia. E' difficile non provare un brivido sentendo quelle voci chiamarsi, da colle a colle, nel buio: è lo stesso che provavano i pastori che dormivano all' aperto su questi pascoli tra le greggi. Dopo più di un secolo, risalendo l'Appennino, i lupi sono tornati a controllare, vigili, le montagne.
II mattino ci trova su uno stretto sentiero sulla destra, lungo la strada asfaltata che conduce a Bogli da Capanne di Cosola e taglia in orizzontale un ripido pendio degradante sulla Val Borbera. Entriamo nella parte più selvaggia e affascinante dell'Appennino Pavese-Ligure. Intorno a noi si rincorrono le cime più aIte, in un susseguirsi di creste che sfumano all'orizzonte: il Cavalmurone, il Legna, il Carmo, il Lesima, l'Alfeo fino al Dego. Pochi luoghi, a pur breve distanza dai centri abitati, danno un cosi' profondo senso di incantato isolamento come queste vette sfumate nella lontananza. Verso mezzogiorno raggiungiamo il Monte Carmo, sempre seguendo il sentiero lungo lo spartiacque; qui, sulla destra, parte il sottile giogo che conduce alla vetta dell'Alfeo e, quindi, a Gorreto. Lasciate alle spalle Capanne di Carrega, dove esiste un punto tappa, si risale per pochi metri la strada asfaltata e si riprende il sentiero sulla destra. Occorre prestare attenzione, poichè il sentiero si riduce ad appena una traccia, trascorrendo tra prati e gruppi di faggi. In circa un'ora di cammino sempre in cresta, si raggiunge il Passo Tre Croci, dove tre umili croci si levano a ricordare la morte di tre boscaioli, durante un'improvvisa bufera di neve; e ormai prossima la cima del Monte Antola, dove è situato un rifugio e un' area attrezzata con tavoli e panche. E' qui possibile pranzare e rifornirsi di acqua; si può anche dormire, purchè dotati di sacco a pelo.
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