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II periplo del Monte Lesima PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Carlo Marenzi   
venerdė 31 marzo 2006

Percorso (interesse floristico in genere, interesse paesaggistico). Dal Passo del Brallo si prosegue verso Corbesassi e poi fino ai Piani di Lesima (località Prodongo) a 1250 m. di quota. Lasciata la vettura sul pianoro, si sale verso l'omonima vetta posta a 1724 m, da dove si prosegue verso M. Tartago (1688 m) e M. Terme (1489 m); infine il crinale ci conduce sulla carrozzabiIe Brallo-Giovà: dall'incrocio noi scenderemo lungo una carrareccia sin a giungere di nuovo a Prodongo.

ImageDescrizione. Si percorre una stradina che si snoda tra gli ultimi faggi e noccioli fino a raggiungere un grande pianoro (un gradino glaciale?), conosciuto con il nome di Prato di Cavanna (1350 m), con le prime praterie; da qui si risale un sentiero, nell'ultimo tratto parecchio ripido, fino a raggiungere la vetta del Lesima (1724 m), massima elevazione dell'Appennino Pavese e una delle più alte del territorio considerato.

Sulla cima è presente dal 1989, a turbare il paesaggio, un radar per la navigazione aerea. La vetta rimane comunque un ottimo punto di osservazione da cui si possono ammirare le valli circostanti (Trebbia, Boreca, Stàffora, Avagnone) e gran parte della catena dell'Appennino Ligure-Piacentino, con i monti Alfeo, Dego e Oramara e, più lontano, Aiona, Penna, Maggiorasca e Bue. Naturalmente lo sguardo spazia anche sin oltre la Pianura Padana, fino all'arco alpino. Inoltre, nelle giornate molto limpide, guardando verso sud, si scorge lo scintillio del mare con i profili della Corsica e dell'Elba che emergono all'orizzonte.

Sul versante est il pendio è molto ripido e dirupato, si possono quindi ben notare le formazioni rocciose tipiche di questo territorio: strati marnoso-argillosi della Formazione di Monte Antola.

Fra le piante arboree il faggio ha qui trovato il suo habitat ideale, favorito dall'elevata piovosità e dai venti umidi provenienti dal mare. Si possono pure trovare frequenti boscaglie di nocciolo, gruppi di maggiociondolo, Laburnum alpinum in particolare, sorbi (Sorbus aucuparia, S. aria) e, sparso qua e là, l'acero montano (Acer pseudoplatanus).
La vegetazione arbustiva è ricca di ginepri, lamponi, mirtilli (Vaccinium myrtillus e V. gaultherioides), fior di steceo (Daphne mezereum), specie dai profumati fiori rosa carico che sbocciano prima delle foglie; inoltre sono osservabili Rosa pendulina, Rosa villosa e R. rubrifolia.

A partire dall'inizio del secolo scorso, gli abitanti di questi luoghi operarono una massiccia attività di disboscamento, necessaria per procurare legna da ardere e creare nuovi pascoli, consentendo così alle praterie di appropriarsi sempre più di questi pendii. Ed è appunto su queste formazioni prative che rivestono le cime più alte, e qua e là si compenetrano con gli ultimi faggi, che si possono osservare ricche fioriture.

Le specie presenti sono numerose, per cui ci limiteremo ad elencare alcune tra quelle più rimarchevoli: Arnica montana, Cerinthe auriculata ÷ C. glabra, Gentiana asclepiadea, G. lutea, Lilium bulbiferum subsp. croceum, Lilium martagon, Pedicularis adscendens, Primula veris, Trollius europaeus, Tulipa australis, Viola calcarata.

Tra le orchidee (sono circa trenta le specie segnalate) ricordiamo: Nigritella gr. nigra, Pseudorchis albida, Coeloglossum viride.

Proprio in vetta al Lesima, frammisto a Cotoneaster integerrimus e Berberis vulgaris, tra le pietre e presso le roccette emergenti, si trova una stazione, la più settentrionale, di Astragalus sirinicus, rara leguminosa presente in poche altre zone dell'Appennino.

Le praterie sono frequentate da uccelli tipici degli ambienti aperti, come l'allodola, o tipicamente alpini, come lo spioncello. Non è raro osservare l'aquila reale mentre perlustra i versanti durante la caccia.

A fine estate-inizio autunno le giornate piovose si fanno numerose e viene così a crearsi la giusta umidità che permette ai funghi di fruttificare abbondantemente. Ci limiteremo a segnalare la presenza di alcune specie praticole rare o caratteristiche del piano culminale: Agaricus albertii, A. arvenis, Calvatia utriformis, Cuphophyllus pratensis, C. virgineus, C. russocoriaceus, Entoloma porphyrophaeum, E. bloxamii. Ma il più rappresentato è sicuramente il genere Hygrocybe con quasi tutte le specie attualmente riconosciute.

In una stupenda esplosione di colori osserviamo: Hygrocybe calyptriformis, Hy. ceracea, Hy. citrinovirens, Hy. clorophana, Hy. coccinea, Hy. conica, Hy. fornicata, Hy. intermedia, Hy. ovina, Hy. psittacina, Hy. punicea, Hy. quieta, Hy. turunda, Hy. unguinosa. Con un pò di fortuna, soprattutto nelle radure al limitare del bosco, si possono trovare anche Boletus aestivalis e B. edulis, che in queste zone crescono vigorosi.

 

BIBLIOGRAFIA


Il giardino di Pietra Corva
territorio, ambienti, itinerari
Edito da Provincia di Pavia
Settore Politiche agricole, Faunistiche e Naturalistiche
[I.C.M. foglio n. 196, sez. I - II]
Pag. 112, anno 2004


Ultimo aggiornamento ( martedė 04 aprile 2006 )
 
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