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Percorso (interesse botanico: presenza di numerosi relitti glaciali; interesse geomorfologico: tracce di fenomenologia glaciale; interesse paesaggistico). Da Passo dello Zovallo (1416 m), che raccorda la Val Nure con la Val Ceno (tributaria del Taro), ci si incammina lungo il crinale in direzione del Lago Nero (segnavia bianco-rosso 001) oppure in direzione di Monte Nero (segnavia bianco-rosso 003).
Descrizione. Il percorso si svolge inizialmente all'interno di una faggeta condotta in alcuni tratti a ceduo ed in altri a fustaia; sono presenti numerosi ruscelli, aree umide e lembi di torbiera. Il substrato roccioso nei pressi di passo dello Zovallo è costituito dai flysch caIcareo-argillosi della Formazione di M. Caio-Orocco, affiorano poi tratti di Arenarie di Casanova e di Argille a palombini; infine le rocce peridotitiche serpentinizzate entro cui è modellato Monte Nero. Durante il tragitto ci si può imbattere in massi erratici e tratti di morena, testimonianza della presenza e del "lavorio" di antiche colate glaciali. In corrispondenza del ripiano morfologico delle "Buche", anch'esso di origine glaciale, è attualmente presente una vasta prateria umida ove è possibile osservare innumerevoli specie igrofile quali gli eriofori, la drosera (minuscola pianticella "carnivora") e la delicata (e rarissima per il territorio) viola di palude. Anche la flora fungina è ricca e presenta specie molto interessanti quali Entoloma vernum, Russula torulosa e Boletus erythropus; ma tra i faggi e le conifere ci si potrà imbattere altresì in copiose fruttificazioni di Amanita muscaria, Cortinarius praestans, Lactarius pallidus, Lactarius deliciosus, Tricholoma terreum, Xerocomus badius e, quando il clima è propizio ed i cercatori micofagi... lontani, splendidi esemplari di Boletus edulis. Giunti al gradino glaciale occupato dal piccolo, ma suggestivo, Lago Nero, posto a quota 1450 m, il panorama si distende verso la dorsale nord di Monte Nero e verso il Groppo delle Ali e il Monte Bue; è ben evidente sul lato settentrionale del lago il dosso di origine morenica che lo delimita. Passeggiando in prossimità dello specchio d'acqua sarà possibile imbattersi in numerose specie di carici (Carex gr. flava, C. fusca, C. leporina, C. rostrata, C. stellulata...) e in bellissime fioriture di calta palustre, ranuncolacea igrofila dai grandi fiori gialli; sarà possibile osservare il raro Juncus filiformis e la più comune Parnassia palustris. Ma è la sovrastante dorsale pietrosa a richiamare la nostra attenzione, dove la vegetazione appare anomala: non compatte formazioni di faggio, bensì radi consorzi di conifere, compenetrati da sorbi ed altre essenze. Siamo in presenza di una vera e propria formazione vegetale relitta ove predomina il pino mugo (popolazione con caratteristiche intermedie tra Pinus mugo e P. uncinata) associato ad abete bianco, essenza rinvenibile in questo tratto d'Appennino solamente a Monte Nero: si tratta tuttavia di esemplari vetusti, anche se di modeste dimensioni, che tendono ad essere poco fertili, e quindi probabilmente in rarefazione. Anche il sottobosco di questo consorzio vegetale è molto interessante. Tra le specie arbustive sono presenti il rarissimo (per l'Appennino) sorbo nano, le profumate dafne, e poi molte ericacee (mirtillo rosso, mirtillo nero, mirtillo blu - Vaccinium gaultherioides - e uva orsina); tra le specie erbacee meritano una menzione la bianco-argentea pulsatilla (Pulsatilla alpina) e la delicatissima soldanella (Soldanella alpina): sono queste preziose testimonianze della passata epoca glaciale, ora sull'Appennino sopravvivono solo in poche altre nicchie di rifugio. Oltre all'interessante fauna vertebrata ed invertebrata, che abitualmente si riproduce in questi ambienti montani, l'itinerario permette di osservare entità che costituiscono autentici relitti di ere più fredde, in particolare la splendida farfalla apollo, Parnassius apollo, i cui bruchi parassitizzano le crassulacee. Raggiunta infine la vetta del Monte Nero (1753 m), la vastità e la complessità del paesaggio ci rapiranno: il Monte Bue, il Penna, il Ragola, l'Appennino Parmense, le Alpi Apuane, le Alpi Marittime... E darà libero spazio alla nostra fantasia e alla nostra abilità nel riconoscere località, valli e lontani profili di catene montuose immerse in evanescenti foschie.
BIBLIOGRAFIA Il giardino di Pietra Corva territorio, ambienti, itinerari Edito da Provincia di Pavia Settore Politiche agricole, Faunistiche e Naturalistiche [I.G.M. foglio n. 215, sez. I] Pag. 134 |