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La riserva naturale del Monte Alpe PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Carlo Marenzi   
martedì 14 agosto 2007

LA VEGETAZIONE


I Boschi
La superficie complessiva della Riserva è di 328 ettari, di cui circa 300 boschivi e i rimanenti a prato pascolo. Le aree boccate comprendono circa 186 ettari di pineta artificiale a prevalenza di Pino nero e 114 ettari di bosco ceduo.
Gli impianti di conifere occupano aree potenzialmente destinate al bosco misto di Faggio e Abete bianco alle quote alte e nelle esposizioni settentrionali, mentre alle quote più basse occupano aree potenzialmente destinate a boschi di Roverella, Carpino nero e Orniello.
La parte occidentale della Riserva è invece coperta da boschi cedui costituiti prevalentemente da Carpino nero, Roverella e Orniello con una sporadica presenza del Faggio, Acero opalifolio e campestre, Rovere, e da arbusti quali Nocciolo, Maggiociondolo, Ginepro e Biancospino.
Nella parte Sud-Ovest della riserva si trova un castagneto da frutto in condizioni di semiabbandono.
Le pinete di "Monte Alpe" hanno costituito il primo nucleo di un vasto programma di riforestazione realizzato dal Corpo Forestale dello Stato nell'Oltrepò Pavese a partire dagli anni '30 del secolo scorso.
Le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questa estesa opera di rimboschimento sono da ricercarsi nella grave situazione di dissesto idrogeologico in cui all'inizio del secolo scorso versava tutto il territorio appenninico. Interi versanti, come quelli di Costa d'Alpe, risultavano completamente privi di vegetazione forestale.
L'obiettivo principale dell'opera di rimboschimento era quello di assicurare nel più breve tempo possibile il ripristino della copertura forestale e quindi prevenire i fenomeni di dissesto idrogeologico.
La specie più utilizzata in virtù delle sue scarse esigenze ecologiche è stata il Pino nero, insieme al Pino silvestre, Larice e Abete rosso.
Le pinete evidenziano attualmente densità eccessive, in alcuni casi prossime a quelle di impianto, a sottolineare come tutta l'attenzione del selvicoltore fosse concentrata nell'ottenere una rapida copertura del suolo.
La densità eccessiva dei popolamenti e conseguentemente la scarsa quantità di luce che riesce a raggiungere il suolo rallenta i già difficili processi di degradazione della lettiera.
I popolamenti di Pino nero sono di per sé ecosistemi poveri, caratterizzati da una scarsa presenza di sottobosco e conseguentemente frequentate da uno scarso contingente faunistico.
Queste caratteristiche vengono ad accentuarsi nei popolamenti di origine artificiale.
Il risultato è la formazione di ecosistemi poveri, estremamente semplici e conseguentemente instabili. Il principale segnale di una generalizzata situazione di instabilità ecologica sono le periodiche esplosioni demografiche di insetti che normalmente accompagnano il Pino nero senza però superare la capacità portante dell'ecosistema (Processionaria del pino, Ips sexdentatus, Tomicus minor).


Ultimo aggiornamento ( martedì 14 agosto 2007 )
 
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