Descrizione. È un itinerario di particolare interesse botanico e paesaggistico che si snoda sullo spartiacque tra il torrente Borbera e il fiume Trebbia, e segna anche i confini di regione, inizialmente tra Piemonte e Liguria, poi tra Piemonte ed Emilia.
Nel periodo precedente la costruzione di efficienti vie di comunicazione, questo crinale era una delle vie più comode, e rivestiva particolare importanza perchè consentiva gli scambi commerciali fra Liguria e Pianura Padana. In particolare, gli abitanti delle valli pavesi lo percorrevano per procurare il sale marino, indispensabile per la conservazione dei generi alimentari. Per tale motivo al sentiero venne attribuito il nome di "
Via del sale", ed è spesso percorso ancora oggi da "viaggiatori", non più accompagnati da muli, ma da attrezzature fotografiche per immortalare fiori e paesaggi.
Dalla cima piramidale del
Monte Carmo (1640 m) e dal sentiero di cresta che conduce al
Cavalmurone (1670 m), la vista spazia ampia: ad ovest si possono osservare le vallette create dagli innumerevoli corsi d'acqua che confluiscono nel
Borbera, mentre ad est appare, in tutta la sua selvaggia bellezza, l'ampia
Val Boreca, percorsa dall'omonimo torrente, affluente di Trebbia.
Caratteristica l'ubicazione nella vallata di alcuni graziosi borghi, arroccati sulle pendici dei monti circostanti:
Tartago, Belnome e
Pizzocorno a ridosso del
Monte Alfeo (1650 m); sui contrafforti del
Lesima (1724 m)
Pey e
Vezimo, quest'ultimo ben esposto verso mezzogiorno e perciò chiamato "
paese baciato dal sole";
Artana, Bogli e
Suzzi sono situati rispettivamente sulle pendici dei monti
Cavalmurone (1670 m),
Legnà (1669 m) e
Pecoraia (1321 m). A testimonianza dell'integrità di questa valle, il fatto che i suoi versanti (con i rispettivi paesi) non sono collegati tra loro da strade carrozzabili.
L'itinerario proposto si snoda quasi interamente allo scoperto su praterie e pascoli, raramente entro lembi di faggeta, mettendo in evidenza le stupende fioriture che in primavera ed in estate accendono di colori il paesaggio.
Tra le specie più comuni si segnalano:
Aquilegia atrata, A. vulgaris, Arnica montana, Asphodelus albus, Cardamine kitaibelii, Dactylorhiza sambucina, Daphne mezereum, Gentiana kochiana, G. lutea, Lilium spp., Nigritella gr. nigra, Primula veris, Narcissus poeticus, Orchis mascula, O. pallens, Scilla bifolia, Trollius europaeus, Tulipa australis, Viola calcarata.
Tra le specie meno comuni ricordiamo:
Aconitum lamarckii, Corallorhiza trifida, Pedicularis gr. tuberosa, Pyrola minor, Saxifraga paniculata. Inoltre, all’interno delle forre umide e ombrose della
Val Boreca sono state osservate interessanti specie di felce, molto rare per questo territorio:
Asplenium fontanum, Phyllitis scolopendrium, Polystichum lonchitis, Polystichum aculeatum. Una variante, dal
M.te Carmo verso est lungo il crinale che separa la Val Boreca e la valle del torrente
Terenzone, permette di raggiungere la vetta del
M.te Alfeo attraverso un facile sentiero che spesso si addentra in faggete stupende.
Infine, se dalle pendici ovest del
Cavalmurone guardiamo il crinale che dal
Legnà scende a
Daglio in Val Borbera, si possono individuare i segni di due piccoli circhi glaciali, a testimonianza che alcune migliaia di anni fa il clima e il territorio erano parecchio diversi da quelli attuali.
La fauna di queste cime montuose è ricca di specie ormai scarse a quote inferiori, dove l’intensificazione delle coltivazioni, in pianura, o viceversa, l'abbandono dei campi nella media montagna, hanno causato delle modifiche alla struttura del paesaggio.
Al margine, tra la fascia delle faggete e le praterie sommitali, si possono incontrare, talvolta con discrete densità,
il prispolone, l'averla piccola, la tordela e lo
zigolo giallo.
I rapaci sono presenti con diverse specie, fra le quali lo
sparviero e l'
astore. Rilevante è anche la presenza dell'
aquila reale, della quale sono presenti due nidi nelle immediate vicinanze dell'itinerario; è possibile osservarla in tutte le stagioni, soprattutto nelle ore centrali della giornata, mentre veleggia alta nel cielo. In qualche occasione, la mattina, si può sorprenderla mentre perlustra, con volo radente, i pendii erbosi e il margine della foresta alla ricerca di prede.
Un altro formidabile predatore oggi osservabile saltuariamente nella zona percorsa dall'itinerario è il
lupo, la cui presenza è stata accertata nella prima metà degli anni '80, dopo un periodo di assenza durato oltre 50 anni. Purtroppo, la presenza di branchi di lupi è tornata ad essere regolare solo per un decennio, dopo di che la specie sembra aver smesso di frequentare la zona, pur mantenendo una presenza regolare in aree limitrofe.