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La selvaggia Val Boreca: tra i monti Cavalmurone, Carmo e Alfeo PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Carlo Marenzi   
lunedì 05 marzo 2007
(interesse paesaggistico-escursionistico, interesse floristico-faunistico)

Percorso. Da Capanne di Cosola, sella posta a 1493 m d'altitudine sullo spartiacque Trebbia-Borbera, ci si incammina lungo il dolce e panoramico crinale che conduce al M.te Carmo, dal cui versante nord scaturisce il torrente Boreca.
In alternativa si può accedere al percorso da Capanne di Carrega (1367 m), raggiungibile attraverso la Val Borbera o la Val Trebbia.


ImageDescrizione. È un itinerario di particolare interesse botanico e paesaggistico che si snoda sullo spartiacque tra il torrente Borbera e il fiume Trebbia, e segna anche i confini di regione, inizialmente tra Piemonte e Liguria, poi tra Piemonte ed Emilia.
Nel periodo precedente la costruzione di efficienti vie di comunicazione, questo crinale era una delle vie più comode, e rivestiva particolare importanza perchè consentiva gli scambi commerciali fra Liguria e Pianura Padana. In particolare, gli abitanti delle valli pavesi lo percorrevano per procurare il sale marino, indispensabile per la conservazione dei generi alimentari. Per tale motivo al sentiero venne attribuito il nome di "Via del sale", ed è spesso percorso ancora oggi da "viaggiatori", non più accompagnati da muli, ma da attrezzature fotografiche per immortalare fiori e paesaggi.
Dalla cima piramidale del Monte Carmo (1640 m) e dal sentiero di cresta che conduce al Cavalmurone (1670 m), la vista spazia ampia: ad ovest si possono osservare le vallette create dagli innumerevoli corsi d'acqua che confluiscono nel Borbera, mentre ad est appare, in tutta la sua selvaggia bellezza, l'ampia Val Boreca, percorsa dall'omonimo torrente, affluente di Trebbia.
Caratteristica l'ubicazione nella vallata di alcuni graziosi borghi, arroccati sulle pendici dei monti circostanti: Tartago, Belnome e Pizzocorno a ridosso del Monte Alfeo (1650 m); sui contrafforti del Lesima (1724 m) Pey e Vezimo, quest'ultimo ben esposto verso mezzogiorno e perciò chiamato "paese baciato dal sole"; Artana, Bogli e Suzzi sono situati rispettivamente sulle pendici dei monti Cavalmurone (1670 m), Legnà (1669 m) e Pecoraia (1321 m). A testimonianza dell'integrità di questa valle, il fatto che i suoi versanti (con i rispettivi paesi) non sono collegati tra loro da strade carrozzabili.
L'itinerario proposto si snoda quasi interamente allo scoperto su praterie e pascoli, raramente entro lembi di faggeta, mettendo in evidenza le stupende fioriture che in primavera ed in estate accendono di colori il paesaggio.
Tra le specie più comuni si segnalano: Aquilegia atrata, A. vulgaris, Arnica montana, Asphodelus albus, Cardamine kitaibelii, Dactylorhiza sambucina, Daphne mezereum, Gentiana kochiana, G. lutea, Lilium spp., Nigritella gr. nigra, Primula veris, Narcissus poeticus, Orchis mascula, O. pallens, Scilla bifolia, Trollius europaeus, Tulipa australis, Viola calcarata.
Tra le specie meno comuni ricordiamo: Aconitum lamarckii, Corallorhiza trifida, Pedicularis gr. tuberosa, Pyrola minor, Saxifraga paniculata. Inoltre, all’interno delle forre umide e ombrose della Val Boreca sono state osservate interessanti specie di felce, molto rare per questo territorio: Asplenium fontanum, Phyllitis scolopendrium, Polystichum lonchitis, Polystichum aculeatum. Una variante, dal M.te Carmo verso est lungo il crinale che separa la Val Boreca e la valle del torrente Terenzone, permette di raggiungere la vetta del M.te Alfeo attraverso un facile sentiero che spesso si addentra in faggete stupende.
Infine, se dalle pendici ovest del Cavalmurone guardiamo il crinale che dal Legnà scende a Daglio in Val Borbera, si possono individuare i segni di due piccoli circhi glaciali, a testimonianza che alcune migliaia di anni fa il clima e il territorio erano parecchio diversi da quelli attuali.
La fauna di queste cime montuose è ricca di specie ormai scarse a quote inferiori, dove l’intensificazione delle coltivazioni, in pianura, o viceversa, l'abbandono dei campi nella media montagna, hanno causato delle modifiche alla struttura del paesaggio.
Al margine, tra la fascia delle faggete e le praterie sommitali, si possono incontrare, talvolta con discrete densità, il prispolone, l'averla piccola, la tordela e lo zigolo giallo.
I rapaci sono presenti con diverse specie, fra le quali lo sparviero e l'astore. Rilevante è anche la presenza dell'aquila reale, della quale sono presenti due nidi nelle immediate vicinanze dell'itinerario; è possibile osservarla in tutte le stagioni, soprattutto nelle ore centrali della giornata, mentre veleggia alta nel cielo. In qualche occasione, la mattina, si può sorprenderla mentre perlustra, con volo radente, i pendii erbosi e il margine della foresta alla ricerca di prede.
Un altro formidabile predatore oggi osservabile saltuariamente nella zona percorsa dall'itinerario è il lupo, la cui presenza è stata accertata nella prima metà degli anni '80, dopo un periodo di assenza durato oltre 50 anni. Purtroppo, la presenza di branchi di lupi è tornata ad essere regolare solo per un decennio, dopo di che la specie sembra aver smesso di frequentare la zona, pur mantenendo una presenza regolare in aree limitrofe.


BIBLIOGRAFIA

Il giardino di Pietra Corva
territorio, ambienti, itinerari
Edito da Provincia di Pavia
Settore Politiche agricole, Faunistiche e Naturalistiche
[I.G.M. foglio n. 196, sez. II]
Pag. 116
 
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