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Percorso (interesse faunistico e floristico in genere, interesse paesaggistico) . Arrivati in auto a Capanne di Cosola, il più alto valico del territorio considerato (1493 m), oppure a Pian dell'Armà (1470 m), si risalgono le pendici del M. Chiappo sino a raggiungere l'edificio del piccolo rifugio (aperto solo in estate o quando funziona la seggiovia) posto sulla cima, a quota 1700 m.
Da qui si scende verso Colle Bocca di Crenna (1553 m), per risalire quindi lungo il crinale sino alla vetta di M. Ebro, anch'essa a 1700 m. In alternativa, il colle può essere raggiunto attraverso la strada sterrata, dall'abitato di Salogni in Val Curone. II percorso può essere allungato anche percorrendo il versante orografico destro della Val Curone, sino a raggiungere il M. Bagnolo (1550 m) e infine il Bogleglio (1492 m), sul displuvio tra Stàffora e Curone.
Descrizione. Come spesso accade, l'appassionato escursionista non percorre mai le vie più agevoli, ma sceglie quelle per lui più interessanti. Anche in questa escursione, per raggiungere la cima del Chiappo, non utilizzeremo la comoda seggiovia, bensì ripidi sentieri, inizialmente tra boschi di faggio, e in seguito attraverso ampie praterie culminali. I crinali di questi rilievi consentono la visione di un amplissimo panorama che abbraccia gran parte dell'Appennino Ligure-Emiliano (tra le valli Stàffora, Curone e Borbera) e un vasto tratto dell'arco alpino. Lasciato alle nostre spalle il M. Chiappo, la cui vetta è talora utilizzata come punta di partenza per spericolati appassionati del "parapendio", si scende lungo il crinale di M. Prenardo fino alla Bocca di Crenna, per poi risalire alla sommità del M. Ebro, straordinario punto di osservazione sull'arco alpino e sulla distesa del Mar Ligure. Ad ovest si possono nettamente distinguere i vicini monti del Parco Naturale Capanne di Marcarolo, ovvero il Tobbio (dalla spiccata forma conica), il Monte delle Figne e il Monte Leco. Più a sud risaltano le vette della Val Borbera (Cavalmurone, Carmo, Antola), a sud-est i monti Oramara e Montarlone tra Trebbia e Aveto, e i massicci ofiolitici della Val d'Aveto; a sud-ovest è possibile scorgere un tratto di mare nelle vicinanze di Savona. In lontananza si ergono le Alpi: in situazioni di visibilità ottimale si possono distinguere le cime più elevate e in particolare l'inconfondibile piramide del Monviso e la grandiosa struttura del Monte Rosa. Volendo, il nostro itinerario può proseguire dal M. Ebro fino al M. Giarolo, lungo il crinale spartiacque dei torrenti Curone e Borbera, su un percorso che si snoda principalmente attraverso praterie altitudinali lungo i monti Cosfrone, Panà e Gropà, tracciando un vastissimo anfiteatro naturale. In queste praterie, a fine primavera si susseguono esplosioni di colori dovuti a numerosissime specie floreali, ricordiamo: Aconitum lamarckii, A. variegatum, Arnica montana, Campanula rotundifolia, Dianthus monspessulanus, D. seguieri, Gentiana cruciata, G. kochiana, G. lutea, Nigritella gr. nigra, Rosa pendulina... Da segnalare la presenza di una esigua popolazione di Aconitum anthora sul crinale di M. Ebro, versante Curone, specie rarissima per l'Appennino. La fauna di queste vaste praterie fiorite è particolarmente ricca di lepidotteri diurni, tra i quali emerge la presenza di quattro specie di farfalle del Genere Erebia, di ascendenza alpina: Erebia meolans, E. ligea, E. medusa, E. aethiops. Tra gli uccelli nidificanti troviamo invece specie steppiche quali l'allodola, la tottavilla, il prispolone e, saltuariamente, lo spioncello. Introdotta nel corso degli anni '50, la marmotta (Marmota marmota) è attualmente presente con una buona popolazione soprattutto nella parte sommitale del Monte Chiappo, sul versante Sud-occidentale a quote comprese fra 1500 e 1600 m, dove si possono contare molte tane. La presenza di aree umide, anche di piccole estensioni, consente l'esistenza di numerose specie di anfibi, tra i quali la rana montana (Rana temporaria), una specie caratteristica dell'Europa centro-settentrionale e delle Alpi che qui è prossima al limite meridionale del suo areale italiano. BIBLIOGRAFIA Il giardino di Pietra Corva territorio, ambienti, itinerari Edito da Provincia di Pavia Settore Politiche agricole, Faunistiche e Naturalistiche [I.G.M. Foglio n.196, sez. I - II -III - IV] Pag. 110, anno 2004 |