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Percorso (interesse botanico: presenza di numerosi relitti glaciali; interesse escursionistico-paesaggistico). Da Santo Stefano d'Aveto è possibile raggiungere in auto la località Rocca d'Aveto (1283 m) e quindi l'ampio piazzale della cabinovia (attualmente in disuso) su cui parcheggiare. Un comodo sentiero ci conduce dapprima al Prato della Cipolla (1576 m) e quindi, attraverso la vecchia pista sciistica, in vetta al Monte Bue (1777 m) da cui in breve tempo si raggiunge il Maggiorasca (1800 m).
Descrizione Il nostro itinerario inizia dall'ampio piazzale della cabinovia in località Rocca d'Aveto. Il sentiero sale, ripido, tra faggi e piccole radure fino a raggiungere una grande distesa in parte acquitrinosa, chiamata Prato della Cipolla, delimitata da fitte formazioni di faggio, da cui si elevano rupi e monoliti basaltici: molto caratteristici i pinnacoli presenti sul versante sinistro (Groppo delle Ali, 1696 m), tra i quali spicca il Dente della Cipolla (1668 m) proprio a ridosso della prateria. L'itinerario prosegue lungo la pista sciistica, ormai in disuso, tracciata parecchi anni fa quando le nevicate erano forse più abbondanti e che ha lasciato, assieme alle fatiscenti strutture degli impianti di risalita, segni evidenti di deturpamento: speriamo possa almeno servire da monito e sconsigliare altre inutili ferite alle montagne di questo territorio. La pista ci conduce al Monte Bue (1777 m), elevazione costituita da arenarie conglomeratiche con clasti di ofiolite, marne, peliti, calcare palombino, graniti. Da qui il panorama consente di superare presto il negativo impatto causato dalla presenza della stazione di risalita, abbandonata e parzialmente distrutta. Si scende quindi per un breve tratto ad una sella a quota 1720 m, per poi risalire in cima al M.te Maggiorasca (1800 m), ampia cupola basaltica e massima elevazione di tutto il territorio, da cui si possono osservare le vette circostanti: a sud il Penna, il Tomarlo e l'Aiona; a nord il prospiciente Monte Bue; a nord-est il Monte Nero ed i rilievi della Costazza; a nord-ovest infine, appena sopra Santo Stefano, il Groppo Rosso, le cui rocce basaltiche presentano una caratteristica colorazione rossiccia. Nelle vicinanze sono pure osservabili la bastionata della Rocca del Prete (1640 m), il Monte Croce Martincano (1723 m) e il Monte Picchetto (1740 m), dalle cui pareti verticali scende la cascata dell'Acquapendente, spesso gelata durante il periodo invernale ed utilizzata dagli appassionati per cimentarsi in ardue risalite con piccozza e ramponi. L'itinerario ritorna poi verso il Bue ed il Groppo delle Ali, ridiscende al Prato della Cipolla e si conclude infine a Rocca d'Aveto. Le faggete, le praterie umide, i pascoli e le brughiere altitudinali, gli ambienti rupestri, rappresentano ambienti molto vari e danno la possibilità di osservare una diversificata flora, arricchita dalla presenza di numerosi relitti glaciali: Aquilegia alpina (popolazioni con alcune caratteristiche di A. bertolonii), Astragalus purpureus, Campanula rotundifolia, C. scheuchzeri, Cardamine resedifolia, Dianthus superbus, Linum alpinum, Festuca spectabilis, Pedicularis adscendens, Scorzonera aristata, Soldanella alpina, Viola biflora, V. calcarata. Tra le felci Botrychium lunaria e due rarissime entità per l'Appennino: Cryptogramma crispa e Woodsia alpina (segnalate al Groppo delle Ali). Snodandosi tra rocce, praterie e boschi, questo itinerario offre anche una notevole biodiversità faunistica: spicca la presenza del grande corvo imperiale (Corvus corax) e dell'alpino sordone (Prunella collaris), quest'ultimo specie presente d'inverno. Vi sono anche volpi, tassi, faine, puzzole e capre inselvatichite.
BIBLIOGRAFIA
Il giardino di Pietra Corva territorio, ambienti, itinerari Edito da Provincia di Pavia Settore Politiche agricole, Faunistiche e Naturalistiche [I.G.M. foglio n. 215, sez. IV] Pag. 136 |