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Escursione Val Boreca - U Boucalou PDF E-mail
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Scritto da Carlo Marenzi   
Martedì 13 Ottobre 2009 15:19

La val Boreca (PC) si trova incastonata tra le valli Trebbia e Scrivia, è forse una delle valli più "selvagge" dell'Appennino ed è dominata dalla maestosa e inconfondibile sagoma del monte Alfeo soprannominato l'Olimpo dell'Appennino.

L'omonimo torrente nasce tra i monti Cavalmurone m. 1670 s.l.m., Chiappo m. 1701 s.l.m. e Alfeo m. 1651 s.l.m. per terminare la sua tortuosa corsa nel fiume Trebbia tra i paesi di Traschio e Losso. Impossibile per chi la prima volta scopre questa valle non rimanerne ammaliati; la prima impressione è quella di un luogo rimasto intatto da secoli, dove la natura è la vera e unica protagonista mentre i piccoli segni lasciati dal lavoro dell'uomo come i piccoli borghi e i mulini ad acqua ormai quasi tutti abbandonati si inseriscono perfettamente nell'ambiente che li circonda e addirittura ne arricchiscono e impreziosiscono tutto il paesaggio circostante. Pochissime le strade che la percorrono, la zigzagante provinciale che da Ottone in val Trebbia sale alle Capanne di Cosola, mentre piccole e a volte sterrate stradine collegano i piccoli nuclei ubicati a mezza costa sulle ripide sponde di questa impervia valle.

Proprio a mezza costa, quasi completamente dispersi sul fianco sinistro del torrente troviamo i paesi di Artana e Bogli; Bogli m. 987 s.l.m. è completamente disabitato da non molti anni, è un piccolo villaggio composto da case, volte, viuzze e muri in pietra locale con la chiesa parrocchiale e il piccolo cimitero adagiati nella parte più alta del paese. Ma è nel periodo estivo che grazie alla quasi totale ristrutturazione delle abitazioni il paese si rianima di villeggianti e residenti che in questo luogo mantengono ancora vivi anche se solo per un piccolo periodo dell'anno l'impegno, la volontà e la grande passione di tornare il più possibile nel luogo dove molti di loro sono nati e cresciuti.
In questo luogo inoltre vennero al mondo i predecessori del grande maestro Toscanini. Artana m.1138 s.l.m. piccolissimo agglomerato composto di case in pietra, una chiesa con il cimitero, stalle, sorgenti, ma a differenza del paese di Bogli, troviamo ancora una famiglia che vive in questo luogo per tutti i giorni dell'anno. Il piccolo paese una volta era provvisto di mulino ad acqua, nei pressi del Rio Fosso Curle poco distante all'abitato.
Il sentiero parte dal piazzale vicino alla chiesa parrocchiale, attraversa la via principale del paese, incontrando alcune sorgenti e segue una curva di livello che costeggia il Fosso Curle attraversando immensi boschi di faggio che ci conducono in circa 40 minuti a Case Borgonovo ovvero "U Bucalou", perfettamente a metà strada dal paese di Bogli.
In questo sperduto e isolatissimo luogo, troviamo una casa in sasso, di fronte a noi si staglia la mole isolata del Monte Alfeo, mentre ai nostri piedi digradano in maniera quasi inaccessibile vecchie faggete; in lontananza si sente il fragore dell'acqua del torrente Boreca che ormai da milioni e milioni di anni scava attraverso la durissima roccia dell'Appennino il suo tortuoso percorso che lo accompagnerà fino nella valle Trebbia.
In questo luogo ha vissuto per una vita intera Marziano Rossi, il Nitto.
Il Nitto era una persona straordinaria, all'età di 97 anni viveva solo in questa casetta, per tutti aveva una battuta, un aneddoto da raccontare.. e di certo non gli mancavano, vista la vita travagliata che ha vissuto: da quando faceva il ciabattino a Genova a quando durante la guerra gli bruciarono la casa la vigilia di Natale, ma anche racconti più semplici: dai ghiri o dalle faine che aveva vicino a casa, agli ululati del lupo che sentiva lontano e nonostante l'età, sia le forze sia la memoria non lo abbandonavano, potevi vederlo nel bosco a fare legna o poteva parlarti di come sono nati gli Appennini!!!
Questo era il Nitto, un uomo amato da tutti, ora la Val Boreca ha perso un suo tesoro, non lo rivedremo più muoversi agile tra quei boschi, ma resterà sempre nel cuore di tutte quelle persone che hanno avuto la grande fortuna di conoscerlo. Proseguendo il sentiero anche se stretto, costeggia parecchi muretti a secco di controripa e sottoscarpa, testimonianti l'opera di spietratura dei terreni coltivati fino agli anni sessanta, ormai rimboschiti dalle essenze spontanee, fino a raggiungere una piccola cappelletta della Madonna e infine dopo pochi minuti si giunge al paese di Bogli.

Lunghezza dell'itinerario: km 8 andata e ritorno
Dislivello m. 136
Difficoltà: nulla
Si consigliano: scarponcini da trekking e, nello zaino, felpa e mantellina impermeabile.

Maggiori informazioni: www.lapietraverde.info

 

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