Testo: [ Aumenta ] [ Riduci ] [ Reset ]
Banner

Esperienze emozionanti lungo la Via del Sale PDF E-mail
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 
Scritto da Carlo Marenzi   
Mercoledì 01 Marzo 2006 15:03
Indice
Esperienze emozionanti lungo la Via del Sale
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Tutte le pagine

Di queste vie, a scavalco tra la pianura e il mare, ce n'è più di una, da Bobbio, da Volpedo, da Bardi fino a Recco, a Sori, a Camogli, ognuno può agevolmente trovare la sua, a misura del suo passo, della sua fantasia, della sua voglia di lasciarsi prendere dal giro dei crinali, dal curvare ozioso dei sentieri.
A cura della dott.sa Concetta Pugliese.

Ma tutte queste strade testimoniano in modo corale l'importanza che da sempre l'Appennino ha rivestito nella vita e nell'economia delle genti liguri, padane ed europee.

Terra di castelli, marche e contee, terra di matrimoni e di battaglie, di torri inaccessibili, ambìto premio ai vincitori, terra di passi e pedaggi, di monaci e poeti, la storia ha prediletto queste valli e questi ininterrotti profIli di montagne lungo i quali era agevole il passo, lontano dalle pianure indifendibili, percorse dai banditi e dalle febbri.

II potere e la nobiltà avevano infeudato tutto l'Appennino e dai porti, all'ombra delle torri di vedetta, partivano merci preziose o semplici, come il sale.

Lunghe fila di muli, zoccoli ferrati, calpestavano il mosaico delle pietre grigie e lisce dei sentieri, fermandosi solo a tratti a brucare le erbe ruvide, odorose di mare.

Di tante pietre ordinate, non restano che brevi tratti smozzicati, di tanti lanuti dorsi ondeggianti, non resta che qualche pezzo di ferro chiodato, ma il fascino di queste valli e di queste montagne è, forse, ancor più esaltato dal silenzio sconfinato che le pervade, silenzio ancor più prezioso per i nostri cuori poco abituati ad ascoltare voci, che non siano il rumore.

La Via del Sale che vi proponiamo, cari viandanti del 2000, è molto semplice, agevole e poco faticosa e ciò ci sembra giusto, perchè piacevole è il passo se ci è dato modo di godere di ciò che ci circonda, siano alberi, fiori, vette o umana compagnia. Vi sono numerosi punti di attacco al sentiero principale, che percorrendo lo spartiacque fra la Valle Stàffora e la Val Curone, sale da Volpedo e prosegue ininterrottamente fino al mare.

Partendo da Tortona occorreranno sette giorni, da Varzi circa quattro, da Casanova Staffora solo tre, da Capanne di Cosola in due giorni è possibile raggiungere Recco o Camogli.

Nel primo tratto, fino a Capanne di Cosola, il sentiero è segnalato sia da quadrati blu sia dal rettangolo rosso, giallo e bianco del CAI; in seguito è individuabile da un bollo giallo.

Nella parte finale, da Torriglia a Camogli, è segnalato da due cerchi rossi.


ImageDalla piazza del mercato di Varzi, ci si porta sul ponte asfaltato che conduce verso la Valle Curone e si rintracciano agevolmente, sulla sinistra del ponte stesso, i segnavia del CAI.

II sentiero costeggia lo Stàffora, sulla sua sponda orografica sinistra attraverso canneti e macchie di salici che sempre più spesso ospitano colonie di garzette. Lasciata Varzi alle nostre spalle, il sentiero abbandona il letto del torrente e inizia a salire più deciso attraverso una vegetazione selvaggia rotta qua e là dall'affiorare dei calanchi.

II primo paese che incontriamo è Monteforte, incastonato tra i boschi di castagni e felci giganti. Da notare il fondo, a tratti sabbioso, della strada che tradisce le sue antiche origini marine. La salita è costante, ma non ripida e ci porta sulla strada asfaltata che da Varzi conduce a Castellaro.

Inutile cercare tracce di antichi castelli, il nome deriva da castelliere, antico insediamento abitativo dei popoli liguri. Vi sono, però, deliziose case in pietra a vista, recuperate con particolare cura. A Castellaro è possibile mangiare e dormire, presso l'albergo Primula Bianca (0383-52160).

Da qui ha inizio la salita al Monte Boglelio (1.492 m), in un ambiente naturale che via via diventa sempre più montano.

Lasciati alle nostre spalle gli ultimi prati coltivati, al salire della quota incontriamo i primi boschi di castagno, un tempo amorevolmente curati, per il frutto e la foglia preziosa per il bestiame, i primi faggi, misti ai sorbi, ai maggiociondoli, ai carpini, alle betulle, alle rose di montagna dal rosso intenso.

Un'ultima salita ci porta tra il verde fitto delle pinete; raggiungiamo un bivio, teniamo il sentiero dritto davanti a noi e ben presto sbuchiamo sui pascoli di vetta.

Alla nostra sinistra una graziosa e comoda capanna in legno della Comunità Montana è disponibile sia per cucinare, sia per trascorrervi la notte, muniti di sacco a pelo. E' dotata di stufa, legna asciutta e soppalco per dormire, nonchè di comode panche e pietre per accendere il fuoco e cucinare all'aperto.

ImageIl sentiero prosegue lungo il crinale, in un ambiente tipicamente montano: ampi pascoli degradanti verso le faggete, distese erbose  costellate di genziane, orchidee, bottondoro, anemoni dei boschi. Molti di questi fiori sono protetti e anche noi ci limiteremo a guardarli nel loro ambiente naturale, senza raccoglierli.

Dopo un lungo abbandono, questi pascoli sono stati recuperati e ora, durante i mesi estivi, sono utilizzati per l'allevamento semibrado del bestiame da carne. Non è difficile, quindi, incontrare le vacche al pascolo con i loro vitellini, ma e meglio non avvicinarle: sono delle mamme molto ansiose!


Proseguendo lungo il crinale, si giunge sul Monte Chiappo (1.699 m) che sovrasta l'abitato di Casale; qui passava l'antica strada che metteva in comunicazione Genova con la Lombardia e con la Francia e proprio qui, tra questi boschi, sorgeva un convento dedicato a S. Giacomo, di cui non restano che poche pietre sepolte dal bosco. Nella chiesa di Casale, però, sono ancora conservate una campanella d'argento e un trittico del 1585, raffigurante la Beata Vergine, S. Lorenzo e S. Giacomo.

Sulla cima del Chiappo è stata, di recente, ripristinata una baita, posta proprio in vetta, all'arrivo della seggiovia che parte dal Pian del Poggio. Nella baita è possibile cenare e dormire nel silenzio sconfinato della vetta (tel. 0383-551827). Se invece vogliamo raggiungere con una ripida discesa Capanne di Cosola, possiamo pernottare nei diversi, piccoli ma confortevoli, alberghi del passo.

ImageSe non siamo troppo stanchi, all'imbrunire, rechiamoci un pò lontano dall'albergo e ascoltiamo, in perfetto silenzio, nell'anfiteatro dei monti: se siamo fortunati, il vento ci porterà il richiamo dei lupi, che iniziano la loro notte di caccia. E' difficile non provare un brivido sentendo quelle voci chiamarsi, da colle a colle, nel buio: è lo stesso che provavano i pastori che dormivano all' aperto su questi pascoli tra le greggi. Dopo più di un secolo, risalendo l'Appennino, i lupi sono tornati a controllare, vigili, le montagne.

II mattino ci trova su uno stretto sentiero sulla destra, lungo la strada asfaltata che conduce a Bogli da Capanne di Cosola e taglia in orizzontale un ripido pendio degradante sulla Val Borbera.

Entriamo nella parte più selvaggia e affascinante dell'Appennino Pavese-Ligure.
Intorno a noi si rincorrono le cime più aIte, in un susseguirsi di creste che sfumano all'orizzonte: il Cavalmurone, il Legna, il Carmo, il Lesima, l'Alfeo fino al Dego.

Pochi luoghi, a pur breve distanza dai centri abitati, danno un cosi' profondo senso di incantato isolamento come queste vette sfumate nella lontananza. Verso mezzogiorno raggiungiamo il Monte Carmo, sempre seguendo il sentiero lungo lo spartiacque; qui, sulla destra, parte il sottile giogo che conduce alla vetta dell'Alfeo e, quindi, a Gorreto. Lasciate alle spalle Capanne di Carrega, dove esiste un punto tappa, si risale per pochi metri la strada asfaltata e si riprende il sentiero sulla destra.

Occorre prestare attenzione, poichè il sentiero si riduce ad appena una traccia, trascorrendo tra prati e gruppi di faggi. In circa un'ora di cammino sempre in cresta, si raggiunge il Passo Tre Croci, dove tre umili croci si levano a ricordare la morte di tre boscaioli, durante un'improvvisa bufera di neve; e ormai prossima la cima del Monte Antola, dove è situato un rifugio e un' area attrezzata con tavoli e panche. E' qui possibile pranzare e rifornirsi di acqua; si può anche dormire, purchè dotati di sacco a pelo.


Il sentiero scende sassoso attraverso una bellissima faggeta, sparsa di grandi massi di pietra; a poco a poco si restringe, serpeggiando tra le felci: alla nostra sinistra scorgiamo il lago artificiale del Brugneto che dà l'acqua a Genova. Se avremo l'accortezza di camminare senza fare troppo chiasso, potremo incontrare piccoli branchi di caprioli al pascolo nelle radure e nei coltivi abbandonati sopra le baite.

Ad un tratto il sentiero scavalca bruscamente il crinale verso destra, portandosi nell'altra valle, e percorre un buon tratto immerso nel bosco; risale, poi, verso la cresta e l'orizzonte, prima chiuso dalle foglie dei faggi, ora si apre sopra la Valle di Torriglia.
Siamo su una piccola sella da dove parte, piegando a sinistra, una ripida e sassosa mulattiera in discesa che conduce a Donetta prima e a Torriglia poi.

ImageFermiamoci qui un momento e guardiamo attentamente l'orizzonte: quel lontanissimo azzurro, quel brillìo indistinto è il mare. Dalla piazza di Donetta, sulla destra tra le vecchie case, parte ancora un bel tratto di sentiero che porta a Torriglia senza mai toccare l'asfalto.

Torriglia è un antico borgo, dotato di diversi alberghi. Vi segnaliamo la pensione "Da Emma" (010-944578), un posto davvero unico per assaggiare le specialità della cucina ligure: trofie al pesto,cima alla genovese, verdure ripiene,  gnocchi, torte salate di verdura.

Al mattino seguente inizia il balzo finale verso il mare: pur non vedendolo, lo sentiamo vicino, nei profumi, nelle erbe odorose, nelle rocce riarse dal vento.

Da Torriglia diversi sentieri portano al mare. Ve ne segnaliamo due.

ImageLasciata Torriglia, ci portiamo verso la galleria della Boffalora e imbocchiamo il sentiero verso il Monte Lavagnola (m 1.118) da cui si gode una bellissima vista sulla Valle Fontanabuona che pare abbia dato i natali alla famiglia di Cristoforo Colombo.

Raggiunto il Passo di Lavagnola,si incrocia il segnavia AV (Alta Via). II sentiero tocca la Colla dei Rossi, il Monte Castellazzo, Cima Colletta e quindi il piccolo paese di S. Alberto, da cui si vede chiaramente il mare.

I segnale cambia e diventa una X rossa; la mulattiera gira intorno al Monte Croce di Fo, tocca Case Cornua e di qui inizia la discesa che ci porterà a Sori, in riva al mare.


Un' altra via parte, invece, da Bargagli, piccolo paese a poca distanza da Torriglia, raggiungibile con un pullman, che parte alle 7 in punto.

Imbocchiamo la strada asfaltata che porta al paese di S. Alberto; sulla piazzetta, una grande stele ricorda le battaglie partigiane, che qui divamparono violentissime.

II mare brilla all'orizzonte, ma non bisogna lasciarsi ingannare: è ancora lontano, e la strada di chi va a piedi non e cosi' diritta come quella dello sguardo che corre alla meta.

Imbocchiamo la strada asfaltata in discesa alla destra del monumento; dopo pochi tornanti una piacevole sterrata sulla destra ci porta attraverso fitti boschi fino ad una piccola cappella votiva con le foto dei partigiani. Proprio qui parte un viottolo tra il verde: bisogna percorrerlo per circa 500 metri e, dopo una casa colonica, piegare a sinistra e imboccare una ripida discesa che ci conduce in prossimità di Pannesi prima e, quindi, di Uscio. In fondo al paese, una strada asfaltata raggiunge la Colonia Arnaldi, si attraversa tutto il complesso e si imbocca un sentiero a mezza costa, dopo aver attraversato un ponticello in legno.

ImageE davvero il mare è con noi: pini contorti, grandi felci circondano il sentiero che, pur qua e là franato, mostra ancora i segni dell'antica maestria. A quota 580 incrociamo il Passo della Spinarola: il mare è sotto di noi, brilla di mille sfaccettature, segue l'andare capriccioso della costa ligure, che ad ogni svolta offre nuove prospettive.

II sentiero svolta a sinistra, si fa più stretto e disagevole, qualche tratto franato esige un pò di prudenza. Superiamo il Passo della Crocetta (m 598) e ci immergiamo in un bellissimo bosco di querce; ormai è quasi sera, , ma la meta è vicina. Dopo poche svolte il sentiero ci lascia sulla piazza di Nostra Signora di Montallegro: qui un'ampia terrazza ci accoglie. Sotto di noi tremano le prime luci di Rapallo; il mare brilla di un suo misterioso chiarore.

Dopo tante vette a limitare l'orizzonte, ora lo sguardo è libero di vagare per l'infinito. Possiamo dormire qui, al Rifugio del Pellegrino (0185-944005), oppure scendere a Rapallo e rientrare con il treno.

Volendo abbreviare il percorso e facilitarlo, al Passo della Spinarola è possibile proseguire diritto: raggiunto un dosso che si protende verso il mare si può deviare a sinistra e scendere proprio alla chiesetta della Ruta di Camogli, oppure scendere a destra tra i boschi di castagni e raggiungere la stazione ferroviaria di Recco.

Attrezzatura

Normale attrezzatura da montagna, scarponcini, giacca a vento, thermos. Si raccomanda l'acqua.
II sentiero non presenta difficoltà particolari, ma occorre un certo allenamento. E' necessario prestare attenzione d'inverno e a fine primavera per i tratti innevati. Data l'altitudine, in caso di brutto tempo può essere presente molta nebbia e, nei tratti a prato, si può perdere l'orientamento.

Bibliografia
Turismo verde
Istituto della Confederazione Italiana Agricoltori per l'agriturismo, l'ambiente e il territorio. Le attivita ,ricreative e culturali nelle campagne.
Via Lombardia, 28 - 27057 Varzi (PV) - Tel 0383/52168

 

BIBLIOGRAFIA


© Dott.sa Concetta Pugliese
Turismo verde
Istituto della Confederazione Italiana Agricoltori per l'agriturismo, l'ambiente e il territorio. Le attivita ,ricreative e culturali nelle campagne.
Via Lombardia, 28 - 27057 Varzi (PV) - Tel 0383/52168


FOTOTECA


pag. 2, Il centro storico di Varzi, © Carlo Marenzi
pag. 2, Fioritura di ginestre, © Paolo Gassani
pag. 3, Il lupo, © Gianni Carrara
pag. 4, Tramonto dalla vetta dell'Antola con le Alpi sullo sfondo, © Luigi Strata
pag. 4, Carsi, una delle 54 frazioni del comune di Valbrevenna, © Paolo Gassani
pag. 5, I ruderi del castello di Torriglia, © Luigi Strata
Foto tratte da
L'Antola e le sue valli
APT di Genova
© 1999 M&R Comunicazione Genova
>

CARTOGRAFIA


Cartina delle principali località
L'Antola e le sue valli
APT di Genova
© 1999 M&R Comunicazione Genova

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Calendario Eventi

Mese precedente Settembre 2010 Prossimo mese
L M M G V S D
week 35 1 2 3 4 5
week 36 6 7 8 9 10 11 12
week 37 13 14 15 16 17 18 19
week 38 20 21 22 23 24 25 26
week 39 27 28 29 30

Pubblicità

Collabora con Vallestaffora.info !

Ti piacerebbe far parte dello staff di Vallestaffora.info? Vorresti pubblicare articoli su Varzi e la Valle staffora? Leggi qui come fare.