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I Malaspina cinsero di potenti mura il paese e vi edificarono un castello, munito di torrione, che probabilmente sorse sull'area di una rocca preesistente.
La porzione del maniero che fronteggia la piazza risale, però, alla fine del secolo XVIII, come è facile arguire dall'esame del portaletto, di linee baroccheggianti, posto sulla sinistra di chi guarda. A destra si nota una meridiana moderna con la seguente dicitura: "Non segno che le ore liete".
L'ingresso principale è ubicato in un vicolo a sinistra ed e raggiungibile dopo una salita di pochi metri. Esso consiste in un portale a sesto acuto, sormontato dallo spino secco dei Malaspina di Varzi ed inscritto in una rientranza minima, rettangolare, della parete. Fortemente caratteristico per l'insolita collocazione, è un altro portoncino sito più innanzi, nel punto in cui converge, ortogonalmente, una seconda ala del fabbricato.
Da tale ingresso si entra nel cortile mediante un corridoio avente scala sulla sinistra per raggiungere il piano superiore ed un atrio di entrata allo scantinato.
Sopra il curioso portoncino angolare si nota una finestra recante il monogramma sacro "JHS", inscritto in un quadratino. La parete dell'edificio di fronte è quasi cieca. Varcato il portale ogivale principale si perviene invece in un cortiletto dove si eleva l'antica torre quadrangolare a base leggermente bugnata, sui lati della quale si notano alcune finestre arcuate a pieno centro. Nella chiave dell'archivolto di una, ora murata, appare lo stemma dei Malaspina. Un metodo straordinariamente suggestivo per conoscere ed apprezzare Varzi, è proprio quello di avvolgerla con lo sguardo dall'alto della Torre Malaspina.
Il torrione, misterioso e potente, che da secoli domina Varzi, può essere visitato solo in particolari occasioni. Il monumento (sec. XIII) ha un'altezza di mt. 29 (lato Piazzetta Moro), un perimetro di circa 33 mt. e, lo spessore dei muri, varia da un minimo di 65 centimetri a 1,70 mt. La sua sommità può essere raggiunta grazie ai 41 gradini esterni e gli 89 gradini ricavati nella stretta intercapedine perimetrale. Le quattro stanze, dislocate l'una sopra all'altra, furono adibite a prigione, inizialmente per la giurisdizione feudale (nel 1460 vi furono rinchiuse venticinque donne ed alcuni uomini, tutti accusati dall'Inquisizione di stregoneria, che furono bruciati nella vicina piazza), in seguito come carcere del "Mandamento" di Varzi e, quindi fino agli anni '60, per la locale Stazione dei Carabinieri. Oggi la torre è di proprietà comunale, a differenza del castello, adibito a residenza signorile, che invece appartiene ai Conti Odetti di Marcorengo. BIBLIOGRAFIA Paesi e gente di quassù © Centro Culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979
Associazione Culturale Varzi Viva
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