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Pagina 3 di 8 BosmensoNel territorio della Parrocchia vi è un'antica chiesetta sul greto del torrente Stàffora e la sua data di fondazione sembra indicata da una lapide che ricorda la sepoltura, qui avvenuta, della vergine Rotilde, attorno all'anno 1000. È oggi chiamato l'Oratorio di Bosmenso. Certamente la costruzione è di epoca romanica. Il portale in arenaria, con decorazioni e simbolismi propri di questo stile, è di fattura un po' rozza. La lapide ci ricorda come qui vi trovò sepoltura la vergine Rotilde che visse in questa terra per respirare la salubre aria delle pinete che crescevano allora sui monti retrosanti. Ecco cosa sta scritto sulla lapide: "Hoc opus exiguum quod cenis Kelector iam domino tradita au ne trider Rothilda Virgo Jacet hic permansit in evum rutilat aetera castra polique regna - Italia genuit regio de stammate germen - tradibit tibi tuo tellore S. Georgi - scriber hoc faciens fiendo piissima mater. anno M. ". Lo storico Lavagna, che copiò la lapide, la traduce in questo modo: "Questo tenue lavoro, caro lettore non calpestare; ormai dà lode al Signore - La vergine Rotilde qui visse e giace, risplende negli eterei campi e nei regni del Polo - l'Italia generolla germe di regia schiatta - a te che piangi piissima madre dalla tua terra di S. Giorgio ". Viene spontaneo chiederci adesso chi fosse questa vergine Rotilde? Probabilmente era una discendente di Rotrude, appartenente alla famiglia del Re Ugo, ed aveva avuto in dono da Lotario, Re d'ltalia, i beni di Bosmenso. L'antichissima chiesetta, anche se rinnovata nei secoli, sorge ancora là, sul letto dello Stàffora, sempre lambita dalle sue acque quando trascorrono tranquille, ma sempre invasa e minacciata nei momenti di piena. All'interno qualche dipinto di arte popolare che rappresenta San Giorgio, la Vergine ed un Santo che le presenta il committente Filippo De Rossi. Un quadro su tela (sec. XVII) raffigura la "Madonna con il Bambino ".
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