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Pagina 4 di 8 CellaC'e chi vuol far risalire Cella all'epoca romana e sostiene che fosse conosciuta anche da Tito Livio. Data dal Barbarossa ai Malaspina, nel Medioevo ebbe un potente castello espugnato all'inizio del 1500 dalle artiglierie di Massimiliano Sforza: terminava così la signoria dei Malaspina, e del castello non rimangono che i ruderi. Cella passò, così, sotto gli Sforza di Varzi. Dal punto di vista religioso il bene e la conversione di questa popolazione furono curati dai monaci di Bobbio, che vi avevano istituito pare un monastero, di cui rimane un ultimo avanzo nella chiesa di San Bartolomeo. Questa chiesa, sperduta nei campi e quasi abbandonata, fino a qualche tempo fa lasciava intravedere un'immagine del Redentore che, seduto in trono, mostrava scritto sul libro: "Ego sum lux mundi". Sembra che i monaci che abitavano il Cenobio fossero in numero limitato e, oltre che di preghiera, vivessero di agricoltura. Nel 1600 il paese aveva un edificio sacro nella parte alta che era dedicato a San Marziano; presso il castello continuava ad esistere, anche dopo le vicende dolorose del secolo precedente, l'oratorio di San Rocco. In seguito alla frana del 1951 sul posto dell'antica chiesa è sorto il "Tempio della Fraternità", di architettura che si ispira liberamente al gotico francese. II monumento trae la sua suggestività dall'altare, costruito con materiale proveniente da tutti i campi di battaglia, dalla cripta, ricca di cimeli delle ultime guerre e dalle campane, fuse con il bronzo ricavato da materiale bellico.
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