| Il matrimonio |
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| Scritto da Carlo Marenzi | |||
| Venerdì 24 Febbraio 2006 15:44 | |||
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II fidanzamento non durava a lungo, solo il tempo necessario per gli acquisti, anche perché le giovani avevano preparato il loro corredo negli anni precedenti, ricco di tante lenzuola e federe di lana ricamate. Anche prima del Concordato tra Chiesa e Stato, quando la legge prevedeva i due riti, civile e religioso, per la nostra gente il vero matrimonio era quello religioso, che veniva celebrato in modo solenne. Lo sposo all'ora prefissata (quasi sempre le undici), accompagnato dai suoi parenti e amici si recava a prelevare la sposa e, offrendole il braccio, aprivano il corteo degli invitati che si avviava a piedi verso la chiesa. Allietava il corteo il suono del piffero e della fisarmonica. Il pranzo, ricco di portate, di dolci e di varie qualità di vino, era consumato in casa della sposa. A questo faceva seguito il ballo pubblico. La sposina era riluttante, piangeva, non voleva lasciare i genitori. Qui, gli invitati, accompagnati da due suonatori (piffero e fisarmonica), intonavano una canzone la cui disparità dialettale (il dialetto della canzone non è quello della zona) indica l'ampiezza culturale e geografica che si sottintende. "Oh, spusina, bella spusina, Sempre cantando, gli uomini si abbracciavano e, camminando a ritroso, cantavano: "Quando fu stai alla prima montagna, Quando fu stai a la seconda montagna Giunti presso la casa di un parente, tutti gli invitati si fermavano per brindare, poi il canto riprendeva e finalmente si arrivava alla casa dello sposo. "Quando su staia alla terza montagna I suoceri sulla soglia accoglievano a braccia aperte la sposa e la accompagnavano in casa. La suocera la prendeva per mano e la portava nella camera nuziale. Nel frattempo, fuori iniziava una giga e un invitato cantava: "Mama mia, la spusa l'è chi, A questo punto tutti entravano nella casa, brindavano e cominciavano le danze che duravano fino a tarda sera. Ancora prima della chiusura delle danze, gli sposi se la squagliavano ritirandosi nella loro camera. Ma quando i suoni cessavano e ritornava il silenzio, gli amici erano soliti ordire degli scherzi, a volte anche pesanti, per disturbare la prima notte di nozze. La nuova abitazione era spesso la casa dello sposo, perché mancava la possibilità di "mettere su casa" per conto proprio. A volte, quando la sposa era figlia unica, gli sposi andavano a coabitare con i genitori di lei. La figlia unica o meglio - come allora veniva chiamata - "l'ereditiera" (perché ereditava tutte le sostanze paterne) era molto ricercata e corteggiata.
BIBLIOGRAFIA Paesi e gente di quassù © Centro Culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979 Da pag. 279 a pag. 291
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