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Le ragazze potevano dare sfogo alla loro frenesia di ballare in due periodi dell'anno nelle campagne del trapianto e della raccolta del riso (si diceva allora: "andare ai risi e alle paglie").
Le due campagne duravano 40 giorni ciascuna e quasi tutte le sere si ballava. Alla domenica venivano raggiunte dai giovani del proprio paese dopo aver percorso centinaia di chilometri in bicicletta. "Andare ai risi e alle paglie" era il sogno di tutte le ragazze dei nostri paesi, come era motivo di profonda afflizione l'essere costrette a rimanere a casa. Era il viaggio verso la libertà, verso la vita, verso nuove esperienze. Le campagne del riso erano il fatto dell'anno, focalizzando i pensieri ed i discorsi delle ragazze. Era l'unico momento dell'anno in cui potevano vivere le loro avventure, che spesso pagavano amaramente... portando con loro, al ritorno, il frutto dei loro facili e fugaci amori. Partivano stipate su autocarri, ognuna con la propria cassetta di legno, ragazze giovanissime (quattordicenni appena) e donne più anziane; tutte insieme allietavano il lungo e scomodo viaggio con i loro canti corali. La maggior parte dei giovani sceglieva il lavoro dei campi, pochi l'artigianato e quasi nessuno lo studio. Per le loro spese personali e per i loro divertimenti dovevano sempre ricorrere ai genitori e, di conseguenza, avevano poca disponibilità di denaro. Per i giovani, poi, un grosso problema era il servizio militare. Essi lo attendevano con incubo perché era un periodo lungo (due anni) e particolarmente duro. Appena ricevuta la cartolina-precetto, il giovane cessava di lavorare ed incominciava le visite d'obbligo ai parenti più lontani, che sempre gli davano offerte in denaro, riservando l'ultimo giorno per i saluti ai parenti e a tutte le famiglie del paese. Il precettato passava l'ultima notte, prima della partenza, senza chiudere occhio perché partecipava all'immancabile ballo pubblico, da lui offerto come saluto agli amici e amiche, che si protraeva fino a notte tarda. Chiuso il ballo, si ritirava con i suoi più intimi in cantina per affogare il "magone", ben visibile sul suo volto, in abbondanti bicchieri di vino buono. Quegli stessi giovani restavano in sua compagnia fino al mattino, accompagnandolo di buon'ora alla prima corriera. Salutavano commossi con la rituale imprecazione alla "naia". Quella partenza per i giovani voleva dire il primo lungo viaggio della loro vita, un periodo di nuove esperienze di crescita e di maturazione. Una volta ottenuto il congedo, il giovane era maturo per il matrimonio.
BIBLIOGRAFIA Paesi e gente di quassù © Centro Culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979 Da pag. 279 a pag. 291
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