|
La Valle Staffora è geograficamente compresa nella porzione Sud dell'Oltrepò Pavese che, a forma di cuneo, si inserisce entro confini naturali ben definiti, tra il Piemonte da un lato e l'Emilia dall'altro.
Il territorio, dal punto di vista fisico, può essere suddiviso in due zone distinte: collina e montagna. Il loro confine appare naturalmente delimitato dal brusco cambiamento morfologico, lungo la direttrice Pizzocorno, S. Albano, Valverde, Zavattarello e Val Tidone. La distinzione fra le due zone non è solo altimetrica ma dipende da altri fattori quali la natura del terreno, l'erosione degli agenti atmosferici, la giacitura delle rocce e le deformazioni subite nell'Era Terziaria. Geologicamente si può rilevare che nella zona collinare l'era più rappresentata è quella "Terziaria" o Cenozoica, insieme alla Quaternaria o Antropozoica (comparsa dell'uomo), mentre in quella montana e presente la Mesozoica. Nella zona montana sono caratteristici i calcari, generalmente rappresentati da banchi potenti da 1 a 5 m, in una successione ritmica di strati calcareo-arenacei-marnosi ed argillosi, attraversati obliquamente e perpendicolarmente da numerose fratture, riempite da incrostazioni di calcite con cristalli ben evidenti. Molto frequente è pure il complesso comunemente indicato sotto il nome di "argille scagliose" comprendente le formazioni a carattere prevalentemente argilloso, composte da una mescolanza di vari termini in modo caotico, spesso rimaneggiate e disturbate, non sempre ben differenziabili nella loro tipologia e molto dissestabili. Inglobate in esse, verso le quote più alte si riscontrano lembi più o meno estesi di rocce di tipo eruttivo o fioliti, comunemente chiamati "sassi neri" fra i quali ricordiamo di particolare interesse quelli di S. Margherita Stàffora, Pregola, Colleri, Monte Penice, Pietra Corva, ecc… Nella zona collinare, geologicamente più recente, sono presenti tutti i tipi di terreni. Affiorano formazioni geologiche, spesso a dominante argillosa-marnosa e tali da creare una zona facilmente predisposta ai dissesti. Molto frequenti in tutto il territorio i depositi quaternari, di epoca recente, sotto forma di conoidi di deizione, falde detritiche, depositi alluvionali lungo gli alvei dei principali corsi d'acqua. Sono caratteristiche alcune zone fossilifere come Montalto Pavese, S. Ponzo (Grotte), Pietragavina (Varzi), ecc… L'intensificarsi dei processi di degradazione delle rocce, sotto l'azione prolungata degli agenti esogeni, condizionando la circolazione delle acque, crea nel tempo una situazione di potenziale dissesto e instabilità, che in occasione di eventi pluviometrici intensi può dar corpo a fenomeni franosi notevoli. BIBLIOGRAFIA Paesi e gente di quassù Copyright Centro culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979 Pgg. 39, 41, 42, 43, 44
|