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II torrente Stàffora, che da' il nome all'omonima valle, nasce dalla cosiddetta Fontana di S. Giacomo (m. 1343), - nei pressi del Passo del Giovà, e confluisce direttamente nel Po ad occidente di Cervesina (m. 72), dopo un percorso di 58 Km.
La sua portata d'acqua variabile è evidente: da mc. 0,7 al secondo in periodo di magra a mc. 675 in periodo di piena (dati anni '70). II suo bacino imbrifero si estende su di una superficie di Kmq. 337,5: quindi i fossi ed i torrenti che in esso confluiscono sono parecchi. Tra gli affluenti di sinistra va ricordato il torrente Lella, che nasce al Bric d' Alvaia (m. 1090), tra Castellaro e Cella di Varzi, e presenta una lunghezza di circa 8 Km. Gli affluenti di destra sono numerosi. Scendendo la valle si trovano: il Rio Montagnola che nasce e s'infossa a Nord del Passo del Brallo; l'Aronchio che raccoglie i torrentelli del Monte Penice e di Menconico; il Reganzo che fà da collettore a tutto il territorio occidentale di Pietragavina; il Crenna, la cui valle conduce a Sagliano. Più vasto dei precedenti è il bacino del torrente Nizza: nasce dai monti di S. Albano e, raccogliendo il contributo di numerosi rivoli, il più abbondante dei quali è il Begna che trae origine nei dintorni dal famoso Eremo di S. Alberto di Butrio, sfocia nella Stàffora vicino a Ponte Nizza, dopo un percorso di 14 Km. I corsi d'acqua menzionati scorrono a ventaglio prevalentemente da Sud verso Nord; solamente il torrente Avagnone ha una direzione opposta, cioè da Nord verso Sud. Nasce a Sud del Passo del Brallo e sfocia nel Trebbia, presso Ponte Organasco, dopo 7 Km. circa di percorso. I corsi d'acqua ricordati si dicono genericamente pre-appenninici, perché incidono i fianchi esterni dell'Appennino. Essi, presentando un carattere decisamente torrentizio, che raggiunge il massimo di piena nei periodi di maggior piovosità (autunno e primavera), esercitano una forte azione erosiva sulle sponde. Per diminuire o per eliminare addirittura gli effetti negativi dell'erosione, si sono costruiti i cosiddetti "gabbioni", cioè sbarramenti di calcestruzzo o di pietre, deposte in "gabbie" di forti reti metalliche, i quali rallentando la velocità dell'acqua, attenuano l'erosione delle sponde.
BIBLIOGRAFIA Paesi e gente di quassù Copyright Centro culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979 Pgg. 39, 41, 42, 43, 44
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