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OLTREPÒ PAVESE CASTELLI Cigognola. La costruzione della struttura fortificata, fra le più interessanti della zona, risale ai primi decenni del 1200 ad opera dei Sannazzaro e si distingue per l'alta torre quadrata munita di merli ghibellini. Oggi il castello è trasformato in signorile residenza. Montalto Pavese. Sulla sommità del colle coperto da fitta vegetazione, a 464 metri di altitudine, si erge il castello in pietra e mattoni a vista, con 4 torrioni, un fronte di 120 metri per 20 metri in larghezza e 15 metri in altezza. Fu costruito nel 1595 da Filippo Belcredi sui resti di un'antica rocca e oggi è un'abitazione residenziale. Nazzano. Il castello, edificato in laterizi dai Malaspina, ha subito agli inizi del secolo radicali trasformazioni. Sorge sulla sommità di un colle a 339 metri di altitudine e controlla l'imbocco della valle del torrente Staffora che scorre 150 metri più in basso. Nel 1905 fu restaurato dai Marchesi Roverato, i cui eredi ne sono tuttora proprietari, trasformandolo in abitazione privata senza purtroppo rispettare i criteri stilistici dell'epoca. E' costituito da un corpo principale, una rocca d'impianto rettangolare e da un'alta torre, adiacente, a pianta quadrata. La facciata è arricchita da un grande ogivale cieco, un motivo insolito in area lombarda. Rocca de' Giorgi. I resti di un castello in pietra locale e in blocchi di arenaria, costruito alla metà del XIV da Fiorello Beccarla, si elevano a 344 metri di altitudine. Nonostante lo stato di abbandono in cui si trova, il complesso, costituito dalla torre e dalla struttura del fortilizio, conserva ancora un aspetto suggestivo nel quadro generale del paesaggio Montebello della Battaglia. Castello eretto nel XII secolo d.c. a difesa della zona. Modificato nel tempo, dopo i restauri seicenteschi ha assunto le caratteristiche di una dimora residenziale. E' un edificio rettangolare, contraffortato, con torre e torretta d'angolo. Montesegale Su un'altura, in prossimità del paese, si erge il castello che ha subito nei secoli profonde trasformazioni. Il luogo fu espugnato nel 1415 dal Conte di Carmagnola, capitano di ventura assoldato dai Visconti. Il castello sorge in posizione chiave per il controllo dell'alta e della bassa valle del torrente Ardivestra; dal castello sono visibili Rocca Susella, Stefanago e Torre d'Alberi fino alla Val di Nizza Oramala. Il castello, ormai rudere imponente, si erge a 758 metri di altitudine su un poggio conico e mostra ancora i segni dell'antica potenza, quando faceva parte di un sistema di controllo del feudo dei Malaspina sulla Valle Staffora Soriasco. Ancora in evidenza la severa torre quadrata, segno superstite di una possente fortezza medioevale, che dominava la valle del torrente Versa con lo sfondo della pianura e il corso fluviale del Po. Torre d'Alberi. Sulla sommità di un poggio, in un bosco, si leva il castello con torre quadrata, in pietra locale e in mattoni a vista, da tempo dimora dei conti Dal Verme. Nel cortile del castello, appoggiata alla parete orientale, dal 1922 è collocata una stele funeraria figurata del I secolo d.C. di notevole interesse e recante la dedica a Marcus Octavius Macedo (nel testo leggasi Macedoni) e a Cottia Polla, proveniente dalla vicina Valverde. Zavattarello. Il castello, che sovrasta l'abitato, si erge su un colle boscoso a 608 metri di altitudine e dalla sua posizione dominante controlla le due valli. Durante l'ultima guerra mondiale, l'interno del castello fu saccheggiato e dato alle fiamme dalle truppe nazifasciste. Voghera. Castello visconteo eretto tra il 1372 e il 1400 per volere di Galeazzo II Visconti. Ha una duplice funzione, residenza nobiliare e presidio militare. Ha un aspetto maestoso malgrado l'interramento del fossato: l'edificio principale è un grande quadrato di 54 metri di lato, che in origine comprendeva quattro torri angolari e due, più elevate, in corrispondenza degli accessi a nord e a sud. Una torre, quella del lato ovest, è stata demolita. Sul cortile interno, il cui porticato è stato murato, si aprono finestre ogivali decorate in cotto con due cornici rettangolari, una ad intonaco bianco e l'altra decorata in bianco e rosso. Nell'Ottocento, nella parte a ovest, fu realizzata una balconata sostenuta da imponenti colonne, dove si insediarono prima il Tribunale, poi gli uffici della Finanza. Il lato sud invece venne adibito a carcere. LE CHIESE Broni. La Collegiata di San Pietro fu iniziata nel 1547 e ultimata nel 1885. L'interno è a tre navate e nel coro sono conservate la grande pala raffigurante il martirio di S.Pietro (1650 circa) di Panfilo Nuvolose e l'urna di legno intagliato con le spoglie di San Contardo (1664 circa) di Giovan Battista Turcassano. Dello stesso si può ammirare la tela raffigurante la battaglia di Lepanto (1662), posizionata nella cappella alla Madonna del Rosario. Le pareti della cappella di San Contardo sono affrescate così come la volta (1754). Tra i tesori della Collegiata vi è una ricca raccolta di parametri sacri del '600 e del '700 e nella biblioteca sono raccolti circa 5000 volumi antichi, oltre 90 incunaboli, numerosi manoscritti e un palinsesto. Montebello della Battaglia. La chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio del 1675, ricostruita con facciata neoclassica del 1912, ha l'altare maggiore in stile barocco del 1877. Le spoglie di San Felicissimo, martire romano, traslate nel 1685 sono conservate in un piccolo armadio a muro del XVII secolo con sportello in legno e bassorilievi in fogliame. La parte inferiore del campanile è romanica (XII sec.), costruita con mattoni a spina di pesce e arenaria. La porta murata, con lo stipite destro in arenaria, è sormontata da un arco a tutto sesto in mattone alternato a cocci; la sovrastruttura innestata nella parte superiore è della fine del settecento. Montecalvo Versiggia. Su un poggio isolato, in prossimità del paese, sorge la chiesetta dell'Uva, piccola, modesta e spoglia, dove ogni anno, a conclusione della vendemmia, i valligiani della Versa e dello Scuropasso celebrano una festa solenne. Rivanazzano. La parrocchiale di San Germano, vescovo di Auxerre, morto a Ravenna nel 448, fu eretta nel 1686 dove sorgeva l'antica pieve ricordata in documenti del '500. All'interno, decorato da due pregevoli affreschi di Paolo Borroni (1749-1819) e di Rodolfo Gambini (1855-1928), l'antica abside costituisce l'attuale cappella del Rosario, mentre le due navate minori e il coro furono aggiunti negli anni 1820-1822. Il campanile, in parte rovinato, fu ricostruito nel 1861. Rocca Susella. Pieve di San Zaccaria è un importante monumento del romanico lombardo del XII secolo, la cui struttura originaria nel tempo ha subito trasformazioni e restauri. La facciata della chiesa è suddivisa da quattro semipilastri in cinque grandi comparti in arenaria e in cotto e contribuisce, con la policromia, alla bellezza e all'armonia del disegno generale. Il portale ad arcate a tutto sesto è fortemente strombato; sopra il portale c'è una bifora sormontata da due oculi. L'interno è a tre navate, quella di sinistra conservata solo in parte; delle tre absidi originarie manca quella di destra. I capitelli in arenaria, con fiere in lotta fra loro, teste umane e l'immagine di una sirena a due code ricordano, nella tecnica e nei motivi, i capitelli della Basilica di San Michele in Pavia. Ruino. Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo, situata su un poggio in posizione pittoresca, dove si arriva percorrendo il centro abitato di Ruino per una strada stretta e ripida.In epoca antica faceva parte della struttura del Castello di Ruino dei Picchi di cui, oggi, non resta che un tratto di bastione con le funzioni di terrapieno. La chiesa fu inaugurata nel 1612 ed eretta a Parrocchia nello stesso anno come risulta dalle scritture dei registri parrocchiali. La facciata è in stile barocco con l'alto campanile caratterizzato da una struttura leggera. L'interno è in stile rinascimentale con l'abside che presenta la figura di Gesù Buon Pastore e nella navata si notano i Santi della Diocesi di Bobbio - San Colombano e Sant'Antonio Maria Gianelli - ed altre figure di Santi non identificati. Sant'Alberto di Butrio. In un grande bosco di faggi e di castagni, a 682 metri di altitudine, sorge l'Abbazia di Sant'Alberto di Butrio, fondata, secondo la tradizione, dal monaco Alberto nel XI secolo e ricordata in una lettera di Gregorio VII del 1074. Ancora oggi il luogo crea un'intensa suggestione ambientale, religiosa e artistica, senza confronti nell'ambito dell'Oltrepo. Il complesso si compone di tre chiesette, connesse fra loro e comunicanti, dedicate a Santa Maria Genitrice, a Sant'Alberto e a Sant'Antonio, edificate in età successive, con affreschi e bellissimi capitelli. Accanto vi sono un torrione quadrato con una campana, che reca la data del 1453, e un piccolo chiostro. Borgoratto Mormorolo. Nel grande campanile della chiesa parrocchiale, esattamente sulla parte settentrionale, è murata una testina romana in marmo del periodo altoimperiale. Casteggio. La chiesa parrocchiale di S. Pietro Martire fu pievania fin dal IV sec., quando fu fondata da San Savino, vescovo di Piacenza. L'attuale costruzione in stile neoclassico del 1817 conserva ancora alcune testimonianze dell'antica struttura: il campanile, in stile romanico nella parte inferiore, ha cuspide in cotto e cella campanaria in stile gotico. Lo stile della sacrestia è quattrocentesco ed è attestato dalle volte a crociera costolante. Cecima. La chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Lazzaro, tardogotica, fu iniziata dal cardinale Jacopo Ammanati Piccolomini, vescovo di Pavia, nel 1473 come testimonia l'epigrafe murata sul fianco destro esterno del monumento. La facciata presenta un bel portale quattrocentesco in cotto, fregi esterni e interni e del rosone. La facciata e il campanile conservano per due terzi disegno e struttura originari, mentre il corpo della chiesa appare sostanzialmente rifatto. Fortunago. Sulla sommità di un colle, a 483 metri, dove un tempo sorgeva la rocca, si erge la chiesa parrocchiale (fotografia sopra) del XVII secolo dedicata a San Giorgio, che domina le case del borgo. Pietra de' Giorgi. La chiesa parrocchiale e l'oratorio di Santa Maria di Castagnata sorgono a 265 metri su uno sperone collinare. Di rilievo vi sono infissi nei muri esterni e quattro interessanti pezzi con epigrafi e sculture della prima età imperiale, appartenenti a un monumento funerario del I sec. d.C., di probabile provenienza locale. Pietra Gavina. In frazione Bosmenso sorge un'antica chiesetta romanica con portale in arenaria decorata. All'interno si possono ammirare dipinti d'arte popolare raffiguranti San Giorgio e la Vergine e una pregevole tela del XVII secolo, detta Madonna col bambino. Nazzano. La chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, risalente al XVsec., fu riedificata nel 1819. Torricella Verzate. Sulla sommità di un cucuzzolo, la chiesa parrocchiale settecentesca dedicata alla Natività si erge imponente sopra e accanto a modesti resti di una ben più antica fortificazione. Attorno al sagrato sono disposte 14 cappelle della via Crucis dell'ultimo '700, con statue a grandezza naturale, collocate in nicchie protette da vetri. Vi si accede o da una rampa laterale o attraverso la scala santa, realizzata con terra portata dalla Terrasanta. Varzi. Chiesa dei Cappuccini dedicata a San Germano con facciata tardoromanica (fine XII sec., inizi XIV sec.), presenta il portale con rilevante fregio e all'interno capitello con telamone. Fu restaurata nel 1920 e nel 1971 fu ricostruita la volta a capriate. Durante i lavori, venne alla luce un affresco datato 1484 raffigurante l'Annunciazione e oggi è visibile lo stemma dei Marchesi Malaspina Stradella.La basilica romanica di San Marcello in Montalino, (fotografia a sinistra) della fine dell'XI e inizi del XII secolo, presenta chiari caratteri di romanico lombardo. E' a tre navate, scandite da pilastri in cotto con capitelli a forma di cubo smussato. Conserva solo due absidi, poiché su quella di destra è stato successivamente innestato il campanile. Gli affreschi delle pareti absidali sono rovinati, mentre nella volta dell'abside di sinistra la Madonna in atto benedicente è affiancata da un santo mitriato (forse San Marcello) e nell'abside maggiore si può ammirare un'imponente Madonna policroma con figure di santi. Nella navata, sul secondo pilastro di destra, sono ancora evidenti i tratti di una Madonna con bambino. La facciata della basilica è a capanna con due monofore ai lati. La chiesa parrocchiale dell'Assunta e dei Santi Naborre e Felice risale al 1491. Della struttura originaria rimangono solo il presbiterio e il transetto. Il resto dell'edificio fu realizzato e decorato in stile neoclassico nel 1837. Nell'interno a tre navate, si conserva un bell'altare in marmo e pietre preziose, opera della famiglia Sacchi di Pavia (1696). Il coro ligneo, in noce, come pure il prezioso organo settecentesco, furono realizzati nel XVIII secolo. Gli affreschi dei pennacchi della cupola risalgono al 1845. A metà della navata destra, una porta conduce allo scurolo barocco; sulla parete del pianerottolo, una lapide ormai erosa reca la data del 1471. I tre altari in marmo policromo risalgono al XVIII secolo e sono decorati con tele di pregio del pittore vogherese tardo settecentesco Paolo Borroni Voghera. Chiesa rossa di Sant'Ilario Di architettura romanica del XII sec., è conosciuta come "chiesa rossa" per il tipico colore del laterizio. Fu eretta in epoca longobarda e ricostruita dai monaci benedettini nell'VIII secolo. Nel 1195 papa Celestino la consacrò parrocchiale. Fu restaurata all'inizio del '900 e furono fedelmente ricostruite alcune parti diroccate dell'abside. Dal 1956 fu destinata a Sacrario della Cavalleria Italiana. La facciata sopra il portale presenta una graziosa bifora sostenuta da esili colonnine. L'impostazione a capanna è sottolineata da archetti pensili. L'interno, a navata unica, è stato decorato ultimamente con caratteristici stemmi in ceramica dei reggimenti di cavalleria. Duomo di San Lorenzo Sorge sul sito dell'antica chiesa pievana, ma fu ricostruito a partire dal 1605 su progetto di Antonio Maria Corbetta. La facciata, ultimata nel 1881 su disegno dell'architetto Maciacchini di Milano, reca sul frontone le statue di San Lorenzo, San Bovo, patrono della città e San Rocco. Nella parte destra si trovano alcune effigi lapidee murate, tra cui San Bovo, provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Maria delle Grazie. L'interno a tre navate ospita, fra le opere di maggior rilievo, l'affresco della Madonna del Soccorso attribuito ad Andrino di Edesia (1496) e un dipinto raffigurante la visita di Scipione Crespi (1599), conservato nell'altare del Collegio Notarile. Il coro, l'altare maggiore e la cupola furono affrescati nel '900 ad opera dei pittori Gambini e Morgari. Nel Tesoro del Duomo sono conservati, oltre a un prezioso ternario in broccato d'oro, dono della contessa Luchina Dal Verme, arredi sacri di antica fattura e antifonari miniati. Chiesa del Carmine o di Santa Maria del Gonfalone La sua costruzione originaria risale al XIV secolo ad opera della Compagnia dei Battuti, su richiesta del Vescovo di Tortona per la costruzione di un oratorio nei pressi dell'ospedale cittadino. La facciata, in stile di transizione dal rinascimentale al barocco, è scandita, nella parte inferiore, in cinque scomparti al cui interno sono state ricavate nicchie che, insieme al portale, conferiscono movimenti alla struttura. La parte superiore, suddivisa in tre sezioni, si raccorda per mezzo di caratteristiche volute a due obelischi laterali. L'interno, a pianta quadrata, è scandito da quattro coppie di semicolonne che sostengono la cupola affrescata nel 1655 da Giovan Battista Cane con le scene dell'Assunzione. L'altare maggiore in legno intagliato e ornato da sculture è opera del XVIII secolo. Chiesa di San Giovanni Ricostruita nel '600, conserva all'interno una grande pala d'altare di Panfilo Nuvolone raffigurante la Natività di San Giovanni Battista (XVII sec.) e un affresco cinquecentesco della Beata Vergine di Loreto. Santa Maria delle Grazie o del Rosario E' stata eretta nel 1410 e riedificata nel 1492 ad opera dei frati domenicani. Nel collegio annesso, il futuro papa Pio V, Michele Ghisleri, vestì l'abito monastico nel 1518. L'intera struttura, con i restauri del 1927, riacquistò gli originari caratteri romano-gotici; il fregio del portale è datato al 1523. Chiesa di San Giuseppe Costruzione settecentesca, restaurata nel 1992, anticamente annessa al convento dei padri Scolopi, conserva all'interno tre tele di Paolo Borroni dipinte tra il 1777 e il 1778. Oratorio di San Sebastiano E' in barocco seicentesco, anticamente officiato dalla Confraternita della Misericordia o di San Giovanni, dedita fino al 1861 al conforto dei condannati a morte. MONUMENTI La Via Francigena. la Via Francigena fu un asse che favorì la crescita culturale, economica e religiosa dei Paesi che collegava. La Via attraversava l’Italia da Roma al Gran San Bernardo, la Svizzera, la Francia e l’itinerario fu descritto dal Vescovo Sigerico nel ’990 nel suo diario e nel 1994 il Consiglio d’Europa lo ha elevato a itinerario culturale europeo: ha più varianti in quanto era un’area di strade e non un percorso fisso; ne ricorderemo una che acquistò importanza a partire dal XIV secolo. E’ il percorso che, provenendo dalla Francia meridionale, attraversava le Alpi al Moncenisio, Monginevro per giungere a Torino, Asti, Alessandria fino a Voghera; da qui proseguiva per Casteggio, Broni e Stradella. Diverse sono le fonti documentarie, tra le quali si segnalano il libro del Conte di Montanban Barthèlemy Bonis, mercante francese che si recò a Roma nel Giubileo del 1350 per sciogliere il voto formulato in occasione della peste del 1348, e nell’itinerario di un pellegrino anonimo nel 1477, che descrive il viaggio da Firenze a Santiago di Compostella.Cella di Varzi. Il Tempio della Fraternità dei Popoli, edificato nel 1951 sui resti dell’antica chiesa di San Marzano del XV secolo, è decorato con cimeli provenienti da diversi campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale. Il fonte battesimale è ricavato dall’otturatore di un cannone, il pulpito dai resti di navi distrutte, i tabernacoli da proiettili inesplosi, l’altare maggiore da rovine provenienti dalle città bombardate di Nagasaki e Hiroshima. È visitato continuamente da turisti per le caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono.Fortunago. Il parco denominato anche "collina sacra" grazie alla nidificazione di numerosi rapaci, è collocato su un altopiano a circa 600 metri di altitudine, ed è caratteristico per la flora spontanea, in particolare alcuni esemplari protetti di orchidee e astragalo e per la presenza di daini e caprioli. Monte Alpe. La riserva naturale del Monte Alpe è gestita dall’Azienda Regionale delle Foreste. Si possono trovare specie naturali come la rosa canina, l’anemone epatica, l’orniello. Nell’area si svolgono degli esperimenti, come sulla formica lugubris, una specie di predatrice di larve d’insetti e sulla processionaria del pino, pericolosa per i boschi di pino nero. Nella zona nidificano rapaci come lo sparviero, la poiana, l’allocco, mentre ai margini della riserva vivono il picchio rosso maggiore, la pernice rossa, il saltimpalo, la sterpazzolina e inoltre sono visibili scoiattoli, ghiri, cinghiali e moscardini. Roggia Torbida. La Garzaia della Roggia Torbida, delimitata dalla strada Bottarone - Salice Terme, dalla ferrovia e dalla Roggia Torbida vede la presenza, oltre che degli aldeidi, della faina e del topolino della risaia che costruisce tipici nidi a palla, appesi alla vegetazione palustre.Salice Terme. È il più importante centro termale nella provincia di Pavia, famoso per le sue acque e i suoi fanghi salsobromoiodici e solforosi, i cui benefici terapeutici furono riscoperti nell’’800. Varzi. Ha un borgo caratteristico con triplice cinta muraria di cui sono visibili le tracce; il castello e le torri ancora oggi, insieme ai portici e alle strette vie, rievocano un suggestivo carattere medioevale. Di rilievo anche le due chiese barocche del XVII secolo, la chiesa dei Bianchi e la chiesa dei Rossi. Stradella. - La Torre civica,ultimo resto del castello eretto nel XIV secolo, dopo aver subito gravi danni nel periodo napoleonico, fu demolito nel 1845. È a pianta quadrata ed è sormontata da un apparato sporgente dotato di caditoie e merli, probabile aggiunta quattrocentesca. La cella campanaria superiore risale a un ulteriore rimaneggiamento ottocentesco. - l’antica Rocca detta anche Rocca del Vescovo o Rocca Mantovana posta su un’altura isolata, fu rimaneggiata più volte nel ’700. Ha una pianta poligonale su cui si aprono finestre di varie fogge e centinature. Il cortile è a forma di quadrilatero irregolare. Il loggiato cinquecentesco del piano superiore è stato trasformato in veranda. - Il Palazzo Comunale è stato edificato nel 1656 dal Marchese Pietro Isimbardi sull’area dell’antica mensa arcivescovile. - Nel seicentesco Palazzo Guarino, poi Farina e Dazza, si possono ammirare i caratteristici balconcini esterni in ferro battuto. Alcune sale sono ancora decorate con affreschi di tema mitologico. - Il Civico Museo Naturalistico - Città di Strabella -Ferruccio Lombardi presenta interessanti raccolte geologiche. Casteggio. Il borgo antico di Casteggio al quale si accede oltrepassando il cosiddetto Voltone, la porta nord dell’antica fortezza, nella cui parete sinistra sono murati due capitelli romanici e un putto in cotto del XVI secolo. Prima della porta nord, a sinistra nella piazza, un bassorilievo in marmo bianco del XVIII secolo rappresenta La Madonna della Neve. Oltre la porta s’incontra il vecchio Municipio, di fronte al quale, in alto, spicca la Vittoria Alata del Monumento ai Caduti. Proseguendo s’incontra l’oratorio di San Sebastiano neoclassico, della prima metà del XVIII secolo. Al suo interno si conservano alcune interessanti tele cinquecentesche, un coro ligneo del ’700 e preziosi armadi di sacrestia. Di notevole interesse è il palazzo della Certosa Cantù, nobile dimora del ’700, attuale sede del Civico Museo Archeologico. Godiasco. Di fondazione probabilmente celtica, nel 222 a.C., Godiasco fu sottomessa dal console Marcello. Attorno all’anno Mille gli Obertenghi occuparono la valle Staffora, la più breve via di comunicazione tra la Lombardia e il mare e Godiasco poté godere del vantaggio di trovarsi sulla Via del Sale. I torrioni delle mura furono opera dei Malaspina come il Castello, non più esistente, munito di tre ordini di mura. Nel primo ventennio del 1400 il Marchesato di Godiasco, tolto ai Malaspina, fu concesso al Conte di Carmagnola da Filippo Maria Visconti, con crescita della sua importanza politico-militare. La struttura medioevale del borgo di Godiasco è confermata dalla toponomastica, con suggestivi richiami a mestieri antichi (conciatori, boscaioli, ecc.) Lungavilla. Il parco palustre di Lungavilla, a circa 10 Km. da Voghera, è stato realizzato nel 1984 dopo la chiusura delle cave per l’allagamento della falda acquifera sottostante. È visitabile in ogni periodo dell’anno. È popolato dall’oca selvatica e la trota, mentre la tinca, la carpa, il pesce gatto e la scardola sono autoctone. Il permesso di pesca viene rilasciato dall’Associazione Pescatori Sportivi del posto. Nel parco, inoltre, sono presenti ben 70 specie di uccelli e 20 tra mammiferi, anfibi e rettili. Montebello della Battaglia. Ossario dei Caduti della Guerra d’indipendenza del 1859, a forma di un tempietto dorico sormontato da una statua allegorica dell’Italia, eretto nel 1884 ad opera dello scultore Egidio Pozzi di Milano. Pietra Corva. Il giardino alpino di Pietra Corva si trova a 950 metri di altitudine sulla pendice nord-ovest del monte omonimo, una delle vette maggiori della catena montuosa dell’Oltrepo Pavese ed è compreso nel Comune di Romagnese. La località è raggiungibile facilmente da Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria. Ideatore e realizzatore del giardino botanico Alpino è stato il dr. Antonio Ridella, veterinario condotto deceduto nel 1984, aiutato dal suo collaboratore Cesare Soffritti, che volle collezionare specie tipiche di vegetazione e di flora delle zone più elevate delle catene montuose, attribuendo molta importanza all’aspetto tecnico-colturale. Le specie presenti hanno origini varie e i gruppi più rappresentati sono quelli di Alpi, Appennini, Pirenei e Ande. Molti visitatori sono attratti non tanto dal significato botanico quanto dalla bellezza dei colori, delle vistose fioriture e dallo splendore vegetativo che si manifestano nei mesi di maggio e giugno. Romagnese. Il museo civico di arte contadina si trova nella torre del castello di Romagnese, e vuole trasmettere alle generazioni future un'eredità storica che merita di essere sempre ricordata. E' di notevole interesse tecnico e conserva un legame con le proprie origini al fine di evitare la scomparsa delle piccole comunità di paese. Gli arnesi degli artigiani di un tempo, l'ambiente dove si svolgevano le loro attività sono caratteristici di un momento storico particolare. La bicicletta dell'arrotino, il banco del barbiere, la macchina per filare, gli arnesi del falegname fotografano momenti di vita lavorativa così come l'angolo della cucina e quello della toeletta esprimono veri momenti di vita semplice. - Nel Museo della Fisarmonica Mariano Dallapé e Figlio si ricostruisce la storia dello strumento musicale che ha reso illustre il nome di Stradella. Nel 1876 Mariano Dallapé , di origine trentina, scelse Stradella per impiantare la fabbrica di produzione della fisarmonica. - Stradella fu città adottiva del primo ministro della sinistra storica Agostino Depretis, che vi morì il 29 luglio 1887; il suo monumento funebre fu realizzato dall’architetto Luca Feltrami. |
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