|
Il romanzo sul mezzofondo, ambientato in Valle Stàffora, che sta riscuotendo un buon successo tra i praticanti di atletica leggera.
Ho avuto modo di conoscere il prof. Poli alla fine del 2004. Parlavo del più e del meno con Antonio Di Tomaso, presidente di Varzi Viva - eravamo a pranzo assieme - e ad un certo punto lui mi dice: - Sai, un professore di Padova ci ha contattati per organizzare la presentazione di un romanzo che parla anche di Varzi. Io sono rimasto sorpreso e mi sono chiesto come potesse un autore di Padova scrivere un romanzo ambientato in Valle Stàffora (*). - Comunque, se vuoi vi metto in contatto affinché l'Amministrazione Comunale possa curarne l'eventuale presentazione.
Un'ora e mezzo dopo, avevo preso accordi col prof. Poli e nel giro di trentasei ore avevo già ricevuto una copia del romanzo. Nel frattempo, mi ero preso la briga di effettuare un paio di ricerche in internet per acquisire qualche informazione in più sull'autore: giunto sul sito personale del prof. Poli (www.corradopoli.net) sono rimasto letteralmente strabiliato dalla sua grande personalità e iper attività. Sì, perché il prof. Poli scrive per hobby nel tempo libero, dopo aver svolto la propria attività (che poi poco impegnativa non è) . Parlando di quest'opera, ambientata in Valle Stàffora, si può dire che è costituita da una trama certamente semplice ma non priva di implicazioni complesse: la corsa di mezzofondo è trattata con dovizia di particolari, anche tecnici, che includono il rapporto con la droga, le tensioni dello sport esasperato ed il ruolo dello stesso nella società contemporanea. Se posso esprimere un parere, direi che il tratto caratterizzante di questo romanzo a me è parsa l'amicizia dei due protagonisti animati da un notevole spirito di competizione e dall'amore per uno sport (e non solo…) praticato attraverso una condotta personale certamente encomiabile (a differenza di altri atleti, loro non fanno uso di droghe). Ma ciò che più mi ha colpito e che ritengo meriti di essere ricordata proprio perché in poche righe sintetizza una delle più grandi regole della vita, è la riflessione contenuta nel prologo e che integralmente vado ad esporre: Per i corridori protagonisti di questo racconto, quella di Lecco sarebbe stata l'ultima vera corsa. Ma non lo sapevano, così come raramente ci si accorge quando si è bevuto il miglior vino della vita, scritto il più bel romanzo, goduto della migliore t[...], conosciuto il più esaltante amore. Lo si riconosce, con tristezza, solo molti anni dopo. Mentre si assapora il momento inebriante si ritiene di averlo sempre acquisito e ne seguirà piuttosto uno migliore. Così nelle gare. Il massimo viene scambiato con la normalità e tutto deve progredire. Meglio così, perché se ci si rendesse conto di aver dato il meglio di sé in tutti i campi e ottenuto il massimo di quanto la vita ha creduto di concedere, allora l'unica cosa da fare sarebbe cominciare a scavarsi la fossa. Ma che sia la più profonda mai scavata. Questa e' fortunatamente la realtà perché, se così non fosse, consci dei nostri limiti non potremmo far altro che autocommiserarci. Credo non ci sia da aggiungere, se non ricordare che la prefazione del libro e' stata scritta da Giorgio Rondelli, tecnico nazionale di mezzofondo e fondo, esperto di metodiche di allenamento ed allenatore di Alberto COVA che negli anni '80 e' stato campione mondiale, europeo ed olimpico sui 10.000 metri. (*) Corrado Poli, per alcuni anni della sua adolescenza, ha trascorso le vacanze estive nella frazione di Pietragavina. Qui e' venuto a contatto con un mondo fatato, dove il tempo scorreva a ritmi lenti, scandito dai rintocchi delle campane della chiesa. La natura, i profumi, i sapori di quei momenti sono rimasti impressi nella sua memoria anche successivamente, tanto da persuaderlo a scegliere di ambientare parte del suo romanzo breve in quei luoghi suggestivi ed affascinanti che caratterizzano il nostro Comune e, più in generale, l'intera Valle Stàffora.
Carlo Marenzi I mezzofondisti. Storia di una corsa Edizioni Libri di Sport Bologna
|