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Di recente si è tenuto a Val di Nizza un seminario per discutere il futuro dei capi di bestiame nati a cavallo di 3 regioni. Questa razza può diventare il monumento della Valle Stàffora. L'importante è che il prodotto venga conosciuto.
La parola d'ordine è quella di salvare la razza bovina "Varzese" in modo di recuperare le tradizioni e creare anche occasioni di lavoro. Ma per fare tutto ciò occorre creare un formaggio prodotto esclusivamente con il latte di questi capi. Alla vigilia della Fiera d'Aprile di Rivanazzano, in parte proprio dedicata a tale razza, a Val di Nizza, organizzato dall'Apa di Pavia e patrocinato dalla Provincia di Pavia, pochi giorni fà si è tenuto un seminario per discutere il futuro dell'antichissima razza bovina nata a cavallo di 3 regioni, abbandonata per motivi economici ed oggi riscoperta da una moltitudine di allevatori. Nel corso dell'incontro, i delegati delle associazioni degli allevatori e degli Enti provinciali (delle province di Pavia, Alessandria, Genova, Piacenza e Milano) come prima cosa hanno "contato" i superstiti. "In tutto sono circa 150" - hanno confermato gli intervenuti - "23 nell'alessandrino, 28 nel genovese, 20 nel milanese, 21 nel piacentino e 56 nel pavese". Circa gli "utilizzi", nelle province di Alessandria e Pavia, le Varzesi sono risultate impiegate per la produzione di latte, nelle restanti per la carne. In entrambi i casi, produzioni scarse in quantità ma con tutte le carte in regola per la produzione di ottimi formaggi e bistecche. Dagli aspetti per così dire descrittivi, si è quindi passati a quelli qualitativi, indirizzati per lo più verso le problematiche tipiche di una razza in via d'estinzione. "La prosecuzione della specie" - ha detto Fulvio Sala dell'Associazione allevatori di Alessandria - "è legata al reperimento dei api ma soprattutto all'acquisizione di materiale genetico differente da quello usato fino ad ora per la riproduzione". Una riproduzione affidata molto all'inseminazione con materiale genetico congelato negli anni '80, parte del quale è studiato dall'Università di Milano. "I primi test sui campioni che ci avete fornito" - ha detto la ricercatrice Maria Longeri - "stanno mostrando una buona variabilità ma anche un'elevata consanguineità". Parole che hanno confermato i timori degli allevatori sulle difficoltà nel fare un'efficace selezione della razza, ma che non hanno smorzato la loro determinazione. Per loro ha parlato Enzo Beltrami, responsabile del settore agricoltura della Provincia di Milano. "Per sopravvivere" - ha detto Beltrami - "la Varzese va legata ad un prodotto". Da qui, l'immediata individuazione, da parte dell'assemblea, del "formaggio" quale prodotto cardine attorno cui realizzare il "salvataggio". Formaggio che, fra le altre ipotesi di lavoro, potrebbe essere individuato in una produzione, già attuata sul territorio della valle Staffora, da convertire (con tanto di registrazione e creazione di un disciplinare) a formaggio di solo latte di vacca "Varzese". Lo spirito respirato a Val di Nizza è stato ben riassunto nel finale dalla titolare del ristorante Selvatico di Rivanazzano. "La Varzese"- ha detto Piera Selvatico - "può diventare il monumento della Valle Stàffora e può assumere un ruolo trainante. Per fare questo occorre però agire per tutelare le nostre ricchezze e per diffonderne la conoscenza". Un'esortazione scontata per i presenti a Val di Nizza ma su cui si dovrà lavorare ancora molto affinché sia recepita da tutti coloro (Enti locali, Istituzioni, produttori, agriturismi, ristoratori) che possono contribuire a raggiungere l'obiettivo. FONTE Pavia Vigevano Voghera Settimanale di informazione e annunci della provincia Anno II - N° 101, giovedì 9 marzo 2006 scritto da Matteo Negri e riveduto da Carlo Marenzi |