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Le streghe della torre PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Laura Brignoli   
lunedì 29 ottobre 2007

La ragazza corse, e poi corse ancora verso la casa di sua zia. E non era solo la fatica ad accelerare i battiti del suo cuore. Lei, come gli altri, si ricordò di quel nome che aveva dimenticato da tempo, e rammentò anche che nessuno le aveva mai raccontato la storia. Quale storia? Ma quella delle streghe, perbacco.
Arrivata da sua zia, non aveva più fiato per parlare, e pensava che bastasse mostrarle dalla finestra lo strano alone bluastro che circondava la torre. Ma la zia era già alla finestra. Quando la ragazza entrò, la zia si sedette e incominciò a raccontare...
«Quelle streghe, figlia mia, hanno alimentato gli incubi della mia infanzia, e se non te ne ho mai parlato è per evitare che nutrissero anche i tuoi. Ma ora vedo - disse, gettando uno sguardo oltre i vetri - che è giunto il momento che tu sappia. Che tutti sappiano.
Erano venticinque quelle poverine accusate di stregoneria. Dicevano che le avevano acciuffate a bollire ortiche e zampe di gallina, occhi di serpente e code di topo. Storie.»
«Storie?» chiese la giovane.
«Storie, perdinci.– rispose l’anziana donna - L’una con la gobba, l’altra col piede torto, la terza senza un occhio, la quarta... Deformità fisiche, ragazza mia, che nulla potevano avere di strano a quei tempi, ma alle quali non si perdona di essere associati a una certa baldanza, una fierezza persino. Come tanti altri in quei tempi lontani ancorati a stili di vita medievali, esse non avevano fortuna; solo tanto coraggio nell’affrontare la vita, e la sfrontatezza di prenderla per le corna per farle sputare quel poco di buono che poteva riservare. E ciò ovviamente infastidiva chi avrebbe voluto vederle penitenti e supplici per peccati che a loro dire non potevano non aver commesso, anzi, erano stati così gravi da manifestarsi in infermità. La punizione divina si era dichiarata nel loro fisico fornendo la prova della loro colpevolezza.


 
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