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Pubblicato da Laura Brignoli
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lunedì 29 ottobre 2007 |
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Pagina 1 di 4 Un racconto suggestivo su uno dei monumenti più affascinanti e misteriosi di Varzi...
Che cosa ci fosse dentro quella vecchia torre di pietra nessuno lo sapeva più da tanto tempo. Una volta, dietro quelle pietre che nascondevano minuscole stanze buie e maleodoranti, c’era un carcere e gli anziani ricordavano i prigionieri affacciati alle sole finestre che potevano dirsi tali, quelle dell'ultimo piano che assomigliavano a un terrazzo coperto dal quadrilatero puntuto del tetto. Rivivendo il timore che incutevano quei visi appena percepiti, e perciò stesso immaginati con tutte le connotazioni della criminalità, raccontavano le corse a perdifiato per raggiungere la scuola poco distante. Quelli che avevano l'immaginazione più fervida non mancavano di rimemorare l'impressione strana che li avvolgeva: quasi come se sentissero una spinta che arrivava da dietro, e li induceva a correre via il più velocemente possibile, ad allontanarsi da quella torre che racchiudeva l’ignoto. Perché era proprio il fatto di non vedere nulla a terrorizzarli di più. Avessero visto quale stanca sofferenza era dipinta sui volti di quei ladruncoli, quanta fame aveva motivato i loro gesti, o quanta incoscienza del proprio essere al mondo emanava dai loro occhi, non avrebbero avuto tutta quella paura. Poi la prigione aveva perso la funzione per la quale era stata costruita e restò abbandonata per moltissimi anni. Generazioni di varzesi ne perdevano a poco a poco il ricordo. I giovani ricordavano la loro infanzia con le visite furtive che avevano riempito tante giornate di gioco; la scaletta d'entrata invasa dalle erbacce, la scala interna strettissima e i gradini di pietra diseguali e sconnessi dal passare del tempo li trasportavano fuori dal quotidiano, in una dimensione d'avventura che accentuava la curiosità timorosa di voler vedere quelle celle pietrose e di immaginarsi gli uomini chiusi a tu per tu con la propria improbabile toilette. Solo la latrina era il residuo di quel tempo passato, poiché la corporalità era la sola esigenza di quei criminali di provincia che raramente erano più che ladri di galline. Eppure, la distanza temporale avvolgeva di mistero quel luogo frequentato da presenze invisibili, e bastava un fruscìo per far fuggire a gambe levate gli incauti ragazzi. Solo i topi e le lucertole abitavano la torre della prigione, ma chi ci pensava? Preferivano credere alle anime vaganti degli inquieti prigionieri rimasti a espiare la loro colpa in eterno, dando corpo e ragione di esistere alla passione per l'occulto di un’adolescenza tempestosa.
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