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I Malaspina PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Carlo Marenzi   
giovedì 23 febbraio 2006

Il casato dei Malaspina, nonostante la ramificazione avvenuta negli anni, conservò sempre quell'unità che gli diede la forza necessaria a difendere ed affermare la propria influenza politica sulle zone soggette.

Lo stemma dello Spino SeccoTali zone si estendevano non solo nella Valle Staffora, ma anche in quelle del Trebbia e del Curone, oltre che nella Lunigiana (regione toscana).

L'appoggio che i marchesi seppero tempestivamente dare alla causa imperiale, opponendosi vigorosamente ad ogni tentativo dei comuni limitrofi di delimitare e di imbrigliare la loro giurisdizione feudale, giovò alla conservazione del loro predominio ed alla tranquillità dell'area infeudata.

I marchesi Malaspina, che controllavano direttamente una vasta zona di Appennino tra la Lunigiana e la Pianura Padana, ebbero il castello avito di Auramala (oggi Oramala, nel comune di Val di Nizza).

Nel 1164 il Barbarossa donò in feudo ai Malaspina diversi castelli fra l'Appennino e il Po, nei possedimenti del Monastero di San Colombano di Bobbio, e consolidò la loro presenza sul territorio lombardo. I possedimenti della famiglia Malaspina si estesero in tale circostanza sino al basso corso del Trebbia, con la donazione del castello di Rivalta.

Infatti, dapprima Federico Barbarossa (1164) e, successivamente, Federico II (1220) e Carlo IV (1355) confermarono ai Malaspina beni e privilegi con diplomi, i quali costituirono fonti indispensabili per la storia dell'organizzazione territoriale dei nostri luoghi.

La famiglia Malaspina, con i suoi possedimenti, fra le altre cose ebbe il merito di costruire un ponte attraverso l'Appennino, che collegava direttamente la Lunigiana all'Oltrepò Pavese.

Ciò si rivelò prezioso e permise a Federico Barbarossa di ritirarsi verso il nord e di evitare un agguato a Pontremoli, nel 1167, dopo la sua precipitosa fuga da Roma.

Le cronache tramandano un episodio assai significativo. Nel 1167, mentre cavalcava per i suoi feudi a fianco dell'imperatore, il marchese Obizzo I non esitava a confessargli "Cosa volete, in siffatti paesi che nulla producono bisogna pur vivere di rapina!".

Il marchese Obizzo I, detto "il grande", fu un personaggio famoso per le sue imprese e per la rilevanza politica che tutti gli riconoscevano.

I feudi malaspiniani

Relativamente al territorio considerato, già col Diploma di Federico Barbarossa (1164) i Marchesi Malaspina ottennero l'investitura o la conferma dei feudi di Pregola, S. Margherita di Staffora, Menconico, Cella di Varzi, Monteforte, Varzi, Oramala, Pietragavina, Sagliano, Casarasco, Pizzocorno, Piumesana, Godiasco e Fortunago.

Tali circoscrizioni amministrative continueranno nelle successive delimitazioni comunali.

Altri feudi

Però, non tutto il territorio della Valle Staffora era  soggetto ai Malaspina.

Bagnaria, ad esempio, già dal 1157 dipendeva dalla giurisdizione civile dei Vescovi di Tortona, i quali, successivamente, la subinfeudarono ai conti di Lavagna.

Cecima fu donata dal re Ugo e dal figlio Lotario (943), al Vescovo di Pavia ed ai suoi successori, i quali la gestivano ancora alla fine del XV secolo.

 

BIBLIOGRAFIA


Paesi e gente di quassù
© Centro Culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979
Da pag. 13 a pag. 27


La Storia di Varzi vol. I
di Fiorenzo Debattisti © 1996
Edito da "Edizioni Guardamagna" - Varzi (PV) © 1996

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 27 febbraio 2006 )
 
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