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S. Colombano, il Monastero di Bobbio e la Corte di Ranzi PDF Stampa E-mail
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Pubblicato da Carlo Marenzi   
giovedì 23 febbraio 2006

Sotto il regno di Agilulfo (591-615) e della famosa regina Teodolinda, sua sposa, giunse alla corte di Pavia il monaco irlandese Colombano, il quale ricevette in dono, dai sovrani, Bobbio e le terre circostanti, unitamente ad una chiesa semi diroccata, dedicata a S. Pietro Apostolo, affinché potesse provvedere alla costruzione di una nuova struttura religiosa.

Fu un certo Giocondo a consigliare alla regina la località di Bobbio; ella effettuò un sopralluogo, salì sul Monte Penice e, nell'estate del 614 d.C., donò i terreni al monaco, delimitandone anche i confini che comprendevano: l'alpicella Pennice (monte Penice) e Petra de Gragio (Pregola), fino al Trebbia.

Il santo monaco giunse a Bobbio nel 614 ed ivi morì il 23 novembre del 615, dopo poco più di un anno di permanenza.

Il celebre monastero di Bobbio, iniziato da Colombano, venne denominato la "Montecassino del Nord" e rappresentò uno dei più vivaci centri di vita religiosa e di cultura occidentale, durante i secoli del basso Medioevo.

I religiosi bobbiesi salvarono, ricopiandole, numerose opere letterarie classiche, che tuttora sono conservate presso importanti biblioteche italiane (Torino, Roma) e straniere (Parigi). I monaci iniziarono anche grandi dissodamenti ed intensificarono le colture sulle terre già dissodate, prima nei dintorni della loro sede, poi nelle valli del nostro Appennino, dove costruirono le cosiddette "cellae exteriores" o piccoli monasteri. Tali celle (o obbedienze) rappresentarono dei poli d'attrazione che favorirono il rifiorire delle attività agricole, come base di futuri insediamenti ed il potenziamento della popolazione preesistente.

Numerose celle, nel cui territorio i monaci trasferivano piccole colonie di agricoltori con le loro famiglie, divennero in seguito paesi e centri parrocchiali.

L'abate Walla del monastero di Bobbio, informa  dell'esistenza della Corte di Ranzi (835 d.C.),  dipendente dal monastero, senza fare alcun accenno a Varzi.

Ranzi, ancora oggi chiamata in questo modo, è una località situata nell'immediata periferia di Varzi, sulla strada per Brallo e poche centinaia di metri dopo il bivio per il Penice.

Anticamente, la sua esatta ubicazione era nei pressi della foce del torrente Reganzo e comprendeva sia la parte destra, sia la sinistra del torrente stesso.

Il fatto che nei documenti del monastero sia citato sempre Ranzi senza che mai sia nominato Varzi, conferma la tesi che a quell'epoca Ranzi era più importante di Varzi.

La coltura più importante era quella del grano, dovuta alla prevalenza del massereccio; seguiva poi quella della vite, tutelata severamente dalla legislazione longobarda, che era praticata soprattutto nel varzese; venivano coltivati anche il lino, la segale, il panico e le castagne.

Veniva, poi, praticato l'allevamento di maiali, pecore, capre, bovini e animali da cortile; infine l'apicoltura consentiva di avere, oltre al miele, anche la cera per l'uso nel monastero.

Molto probabilmente l'uso dell'allevamento dei maiali e della produzione del (poi) famoso salame di Varzi ebbe inizio e si diffuse in quei secoli. Infatti, è noto che detto animale era abitualmente allevato dai Longobardi, che tradizionalmente della sua carne facevano un grande uso, essendo ricca di calorie.

In seguito, sfruttando le condizioni ambientali favorevoli e la possibilità, nei secoli successivi, di reperire facilmente al mercato di Genova le spezie, fu migliorata senz'altro la qualità del prodotto.

Anche Cella di Varzi era una cella dipendente dal Monastero di S. Colombano. Difatti originariamente si chiamava Cella di Bobbio e solo da pochi anni si porta questo nome.

Alberto Malaspina

Così, mentre il Monastero di Bobbio, per i suoi indiscussi meriti in campo religioso, sociale ed economico, continuava ad ottenere protezione e possedimenti dagli imperatori, successori di Carlo Magno sul trono del Sacro Romano Impero, nell'XI secolo, si affacciò in Valle Staffora Alberto, padre di Oberto I, marchese della Liguria orientale.
Egli fu il progenitore della nobile stirpe dei marchesi Malaspina, indiscussi protagonisti della storia locale.

 

BIBLIOGRAFIA


Paesi e gente di quassù
© Centro Culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979
Da pag. 13 a pag. 27


La Storia di Varzi vol. I
di Fiorenzo Debattisti © 1996
Edito da "Edizioni Guardamagna" - Varzi (PV) © 1996

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 27 febbraio 2006 )
 
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