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Pagina 1 di 2 S. Giorgio (Cappadocia sec. 280 d.C. - † Lydda (Palestina), 303 ca.), il cui sepolcro è a Lidda (Lod) presso Tel Aviv in Israele, fu onorato, almeno dal IV secolo, come martire di Cristo in ogni parte della Chiesa.
La tradizione popolare lo raffigura come il cavaliere che affronta il drago, simbolo della fede intrepida in Cristo che trionfa sulla forza del maligno, sconfiggendo il male (demonio) rappresentato dal drago.
S. Giorgio è considerato il patrono dei soldati, degli scouts, della cavalleria, degli arcieri, ecc… Inoltre è invocato contro la peste, la lebbra e la sifilide, i serpenti velenosi, le malattie della testa, e particolarmente nei paesi alle pendici del Vesuvio, contro le eruzioni del vulcano. Forse e' inutile ricordare il diffusissimo culto che il santo cavaliere e martire Giorgio, godette in tutta la cristianità. Basti pensare che nella sola Italia vi sono ben 21 Comuni che portano il suo nome. È patrono dell'Inghilterra, di intere Regioni spagnole, del Portogallo, della Lituania, di città come Genova, Campobasso, Ferrara, Reggio Calabria e di centinaia di altre città e paesi. Forse nessun santo sin dall'antichità ha riscosso tanta venerazione popolare, sia in Occidente sia in Oriente. La sua figura è, però, avvolta nel mistero. Da secoli, infatti, gli studiosi cercano di stabilire chi veramente egli fosse, quando e dove sia vissuto. Le poche notizie pervenute sono nella "Passio Georgii" che il 'Decretum Gelasianum' del 496, classifica tra le opere apocrife. I documenti successivi, che sono nuove elaborazioni della 'Passio Georgii' , offrono notizie sul culto, ma sotto l'aspetto agiografico non fanno altro che complicare maggiormente la leggenda, che solo tardivamente si integra dell'episodio del drago e della fanciulla salvata da S. Giorgio. Dalla 'Passio' si apprende, come già detto senza certezze, che Giorgio nacque in Cappadocia, era figlio di Geronzio persiano e Policronia cappadoce e venne educato alla religione cristiana. Da adulto divenne tribuno dell'armata dell'imperatore di Persia Daciano, ma per alcune recensioni si tratta dell'armata di Diocleziano (243-313) imperatore dei Romani, il quale con l'editto del 303, prese a perseguitare i Cristiani in tutto l'impero. Il tribuno Giorgio di Cappadocia distribuì così i suoi beni ai poveri e dopo essere stato arrestato per aver strappato l'editto confessò, davanti al tribunale dei persecutori, la sua fede in Cristo. Fu così invitato ad ripudiarla e, al suo rifiuto, fu sottoposto ad insopportabili supplizi e poi gettato in carcere. Proprio in carcere avrà la visione del Signore che gli predice sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione. E da qui, la fantasia dei suoi agiografi spazia in episodi strabilianti, difficilmente credibili: vince il mago Atanasio che si converte e sarà martirizzato; viene tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade; resuscita operando la conversione del 'magister militum' Anatolio con tutti i suoi soldati; entra in un tempio pagano e con un soffio abbatte gli idoli di pietra; converte l'imperatrice Alessandra che verrà anch'essa martirizzata. E così via… La leggenda del drago comparve solo molti secoli dopo, in epoca medioevale, quando il trovatore Wace (1170 ca.) e soprattutto Jacopo da Varagine († 1293) nella sua "Leggenda Aurea", fissano la sua figura come cavaliere eroico, che tanto influenzerà l'ispirazione figurativa degli artisti successivi e la fantasia popolare.
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