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Pagina 2 di 4 L'estensione della Pieve di Varzi era veramente notevole, dal momento che abbracciava tutta l'alta valle fino allo spartiacque del Lesima. Quando, forse in epoca bizantina, venne meno l'autonomia municipale di Libarna, il territorio varzese fu aggregato a Tortona la quale, oltre che sede della Diocesi, diventò anche sede di giurisdizione civile. Tuttavia, come gia si è detto, nell'alto Medioevo l'importanza di Varzi sembra offuscarsi ma ciò è dovuto principalmente al fatto che gli abitati di fondovalle, pur costituendo sempre la sede preferita del mercato e della Pieve, vengono abbandonati o trascurati sotto il profilo militare e difensivo, poiché il perno della difesa era allora il castello che di solito sorgeva sulle alture. Ciò spiega come, nei documenti alto-medioevali, compaiano di solito Oramala e Monteforte ma non Varzi che, pare, non ebbe fortificazioni a quell'epoca.
Col diploma confermativo di Federico Barbarossa, i Malaspina ottenevano un'ambita conferma dei loro possessi feudali iniziando, dopo la pace di Costanza, un'epoca di prosperità per la Valle Stàffora. È appunto il sec. XII che vide l'inizio dell'ascesa economica, sociale e demografica di Varzi, la cui funzione di centro di transito delle merci da e per Genova, attraverso la via appenninica, venne messa in risalto appunto dalla politica commerciale malaspiniana. Il punto d'arrivo di questo processo evolutivo si ebbe nel 1275 allorché, a seguito di una suddivisione patrimoniale, Varzi divenne sede di Marchesato, nella cui giurisdizione venne a trovarsi tutta quanta l'alta valle. Ed è significativo che, proprio in questo periodo, l'abitato venisse circondato di mura e munito di un castello, quasi ad equipararlo alle antiche sedi di Oramala e Monteforte. Infine, nel 1320 furono rielaborati gli Statuti della Comunità, che regolarono in ogni aspetto la vita economica e sociale, le relazioni patrimoniali, il buon ordine, la giustizia e la pacifica convivenza degli abitanti di Varzi.
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