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Pagina 4 di 4 Anche col passaggio al Regno di Sardegna, Varzi confermò la sua naturale funzione di centro commerciale ed amministrativo più importante della media ed alta Valle Stàffora, venendo aggregata alla Provincia di Bobbio, sotto la cui giurisdizione rimarrà fino all'unità d'Italia. La ventata della Rivoluzione francese, portata dalle armate napoleoniche, passò anche su Varzi: il paese fu saccheggiato, sottoposto ad una pesante taglia ed alla consegna di ostaggi. Anche l'Archivio Parrocchiale fu parzialmente incendiato. Col Congresso di Vienna fu ristabilito l'antico assetto e l'integrazione della Repubblica di Genova al Piemonte portò alla caduta delle barriere doganali e ad una maggior facilità di traffici tra la Liguria e l'entroterra padano. Nel 1825, appunto in considerazione dell'importanza commerciale di Varzi, il Re Carlo Felice concedette una Fiera annuale da tenersi in occasione della festa patronale di S. Giorgio. Con l'unità d'Italia, proclamata nel 1860, Varzi entrò di nuovo a far parte della Provincia di Pavia alla quale rimase nonostante lo smembramento subito da Bobbio nel 1923. Nel 1926 fu approvato il progetto di costruzione di una linea ferroviaria Voghera-Varzi, gestita da una Società privata, linea che venne effettivamente costruita, iniziando a funzionare già nel 1929. Fu questo uno dei fattori che maggiormente contribuirono allo sviluppo economico di Varzi e di tutta la Valle Stàffora. Dopo le tristi ma anche gloriose pagine della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale Varzi diede il proprio generoso contributo alla Resistenza, iniziò una nuova fase della storia pluricentenaria di questo centro, con l'industrializzazione, con lo sviluppo dell'assistenza sanitaria, col turismo. BIBLIOGRAFIA Paesi e gente di quassù © Centro Culturale "Nuova Presenza" - Varzi 1979 Da pag. 242 a pag. 245
FOTOTECA Il torrione del Castello di Oramala, brochure su Val di Nizza Lo stemma araldico dello Spino secco (Marchesi Malaspina)
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