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Pagina 1 di 2 Dall'edizione Pavia Economica (Anno XXI, 1966) viene riportato il testo "Varzi, borgo medioevale" di Mazza G.
Il borgo di Varzi, l'antica "Vartium" del Diploma Imperiale del 1164 di Federico I Barbarossa, era sorto per gradi intorno al primitivo castello, rafforzandosi specialmente dalla parte dello Stàffora, la più vulnerabile, con tre ordini di mura, nel volgere di un breve periodo, di poco inferiore al secolo. Così che, nel 1190 le carovane di muli in transito potevano essere ospitate per una notte tra il secondo ed il terzo baluardo, dove sorgevano e vi portavano un considerevole commercio le "tabernae" che occupavano quasi tutto lo spazio prospicente la lunghezza del perimetro. Questa zona era, almeno nella parte che andava dalla Porta Sottana a quella Soprana, in un primo tempo, e poi oltre verso sud per altri duecento metri, protetta da un basso porticato che serviva per riparare dalle intemperie e dall'addiaccio le cavalcature che vi trovavano comoda ed ospitale dimora, difese dai pericoli degli uomini. Visitando questo borgo, che ancor oggi conserva gran parte delle autentiche ed originali strutture architettoniche medioevali, viene spontaneo domandarci come mai, in una zona agricola montana evidentemente depressa, prigioniera di immense ed intricate foreste, con scarso terreno dedicato all'agricoltura ed alle colture cerealicole, come mai sia sorto e si sia bene organizzato un insediamento umano che in quella epoca poteva dirsi allineato con il più aggiornato sviluppo edilizio, abbellito da una architettura degna di centri urbani di importanza maggiore.
La risposta non è difficile per gli storici. È proprio Varzi un documento eloquente di quanto può la componente economica nello sviluppo della vita umana, che in altre parole è poi lo sviluppo della storia. Varzi era il capoluogo della strada d'oltre giogo sulla quale scorreva con una certa sicurezza la corrente del sale fra il litolare ligure e l'interno della pianura del Po. Corrente di traffico legale, e nel contempo corrente di traffico clandestino. La tassa sul sale, forse la più onerosa della politica fiscale del Medioevo, favoriva anche il contrabbando del prezioso prodotto che proprio nel "teloneum" di Varzi, per una fitta rete di canali secondari bene organizzati e sconosciuti ai gabellieri, portava il sale a prezzo di concorrenza entro le mura di Voghera, Pavia, Milano fino a Bellinzona, dilagando così su tutto il territorio del Principato di Pavia, su quello della Diocesi di Tortona, compreso quello milanese, fino dai tempi della amministrazione consolare. Questa organizzazione, prevalentemente clandestina, aveva portato ai varzesi la ricchezza in monete d'oro sonanti, parte delle quali andava a rimpinzare le casse del Signore, il Malaspina, che nei suoi territori concedeva ai contrabbandieri immunità e protezione, e spesso aveva fornito a prezzi eccezionali le scorte armate alle carovane che trasportavano legalmente il sale con autentiche e vidimate bollette di transito, mentre il quantitativo trasportato era di gran lunga superiore a quello dichiarato; ma chi avrebbe osato operare un severo controllo a carovanieri protetti dalle armi dei Malaspina?
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